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venerdì 12 aprile 2019

Elezioni Civitavecchia, Antonio Cacace: “Ci riprovo, mi candido con Fratelli d’Italia”.

Mi candido in ticket con Roberta Morbidelli. Al Consiglio comunale sarà possibile votare “Cacace-Morbidelli”.

CIVITAVECCHIA – Antonio Cacace, giornalista, responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia Civitavecchia e già presidente dell’Associazione “Il Popolo della Città”, fondatore del quotidiano "La Voce del Popolo" e dirigente provinciale de “La Destra” di Francesco Storace, sosterrà, anche come candidato, la lista elettorale di Fratelli d’Italia e la candidatura a sindaco di Ernesto Tedesco alle elezioni comunali di Civitavecchia.

«Ci riprovo e mi ricandido al Consiglio Comunale di Civitavecchia - afferma Cacace – perché voglio mettermi a disposizione della mia città. Quanto fatto negli anni all’interno dell'associazionismo, nel volontariato e nella pubblica amministrazione sarà sicuramente utile per affrontare molte delle tematiche che verranno inserite nell'agenda politica della prossima amministrazione comunale. Desidero una città partecipata, governata con onestà e trasparenza, respirabile, pulita e Fratelli d'Italia, nell’attuale quadro cittadino, costituisce il luogo politico più adatto ad ospitarle. Ringrazio, pertanto, Paolo Iarlori per avermi voluto fortemente nella squadra e quanti, all’interno del partito, sia a Civitavecchia che nella Federazione provinciale di Roma, hanno riposto in me una fiducia tale da spingermi a candidarmi per il Consiglio comunale di Civitavecchia.

Quest’anno, visto che sarà possibile votare anche due candidati per il Consiglio comunale, purchè un uomo e una donna della stessa lista elettorale, abbiamo deciso, con Roberta Morbidelli, di unire le forze e di proporre agli elettori il “ticket” elettorale “Cacace-Morbidelli”. Con Roberta ci uniscono tante idee, la passione per la politica  e una visione della città che vogliamo. Affronterò questa nuova esperienza con l’entusiasmo che mi contraddistingue», conclude Cacace.

martedì 11 dicembre 2018

"RedLand, Rosso d'Istria" il film sulle Foibe che non c'è

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E' quasi impossibile trovare il film nelle sale italiane. Le foibe sono una vicenda scomoda per la sinistra visto quello che fecero nel dopoguerra, quindi non va trattata e tanto meno divulgata al cinema. Un vizietto tutto nostrano per relegare nel dimenticatoio i crimini che non si possono ammettere, come il massacro delle Foibe perpetrato contro il nostro popolo dai comunisti di Tito, oramai storicamente accertati. 

"Redland, Rosso d'Istria" racconta il periodo particolarmente tormentato della nostra storia che va dall’8 settembre 1943, quando il maresciallo Badoglio, capo del Governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio gettando l'Italia nel caos alla fine della seconda guerra mondiale. L’esercito è allo sbando e il dramma diventa tragedia per i soldati abbandonati a sé stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili istriane, fiumane, giuliane e dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i comunisti jugoslavi di Tito che avanzano in quelle terre facendo una vera e propria pulizia etnica con migliaia di nostri connazionali gettati, vivi e morti, nelle “Foibe”. Le grandi cavità carsiche diventate uno strumento di martirio e la tomba per questi italiani. Le motivazioni? L’eliminazione dell’etnia italiana nell’ambito dell’esodo istriano. La vendetta contro i fascisti e, in generale, eliminazione dei possibili oppositori politici al comunismo titino.

Violenze di cui per molto tempo è stato difficile, se non impossibile parlare. Una pellicola coraggiosa che merita di essere supportata per aver squarciato il velo di ipocrisia su un eccidio così crudele. Un film verità che bisogna vedere per salvaguardare la memoria e respingere ogni tentativo di negazionismo, com'è avvenuto per decenni. Ma anche per sostenere chi ha avuto il coraggio di pensarlo e di realizzarlo. Dovremmo attivarci tutti per farlo mettere in programmazione nelle nostre città. 

venerdì 7 dicembre 2018

Sull'ecotassa il Governo ha i nervi tesi. E' scontro tra Lega e M5S

E’ l’ecotassa il nuovo terreno di scontro all'interno del governo. La nuova tassa, voluta dai grillini e passata alla Camera con un blitz nella tarda serata di martedì, proprio non piace al vicepremier Matteo Salvini e agli “alleati” della Lega che  si sono affrettati a manifestare la loro contrarietà a qualsiasi ulteriore balzello per gli italiani.

La norma, che servirebbe a incentivare la diffusione delle auto a basse emissioni inquinanti, prevede un bonus, sotto forma di incentivo, per chi acquista auto a gas, ibride o elettriche e una tassa per quelle con carburanti inquinanti, auto di grossa cilindrata ma anche molte utilitarie, come la la Fiat Panda che è uno dei modelli più diffusi in Italia. 

Nonostante le critiche arrivate dalla quasi totalità dei costruttori, sindacati, associazioni di consumatori e da buona parte dell'opinione pubblica i due movimenti, 5 Stelle e Lega, sembrano intenzionati ad andare avanti e misurasi su questo fronte: il sottosegretario all'Economia Laura Castelli si appella al contratto di governo e blinda l'emendamento alla manovra, Salvini è fermo sulla sua contrarietà: «le quattro ruote sono già ipertassate. Con la Lega l'ecotassa non passerà mai» e Luigi Di Maio promette correzioni al Senato: «non vogliamo mettere tasse sulle auto, ma dare bonus a chi acquista auto che non inquinano». Meno accondiscendente è il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che preferisce essere diretto e dire come la pensa il Movimento: «chi non intende allinearsi alla salvaguardia del pianeta, deve essere sfavorito». Contrari alla tassazione sulle automobili sono Cgia e Codacons. Con l'introduzione dell'imposta si mettono a rischio 50 mila posti di lavoro nell'autoriparazione, afferma la Cgia di Mestre. Più grave la reazione di Codacons, che si dice pronto a una "guerra legale". 

Un tutti contro tutti che non aiuta a rasserenare gli animi e a tranquillizzare gli italiani in questa fase di incertezze, visto anche quanto accade Oltrealpe. La norma va rivista perchè non può passare il concetto che l'incentivo, voluto dal Governo Conte, lo debbano pagare gli automobilisti che non vogliono o non possono permettersi un'auto elettrica. Così com'è proprio non piace: è iniqua e sembra voler punire tutti; chi può permettersi una macchina di grossa cilindrata e chi deve accontentarsi di un'utilitaria. 


Due forze politiche che non sembrano riuscire a trovare la sintesi perchè ideologicamente distanti e rappresentative di valori, interessi e categorie differenti tra loro, se non opposti: come il nord produttivo col sud assistenzialista, i condoni con le tasse, gli imprenditori con i disoccupati, i diritti con i doveri, il populismo della Lega con la "liquidità" del Movimento. Un'alleanza innaturale che sarebbe potuta diventare una storia d'amore e che rischia di trasformarsi in un fallimento politico.

mercoledì 5 dicembre 2018

Andare avanti, oppure no. Ecco come cambia la manovra finanziaria

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Potrebbe arrivare a breve un nuovo dietrofront del Governo Conte sul deficit. La penultima correzione alla finanziaria, fatta un mese fa, prevedeva un deficit non più fisso al 2,4% per tre anni, com'era in origine, ma una riduzione graduale nel secondo e terzo esercizio fino ad arrivare al 2% nel 2021.

Secondo alcune fonti governative, riportate dalla stampa nazionale, l'esecutivo sarebbe pronto ad assecondare l'Unione europea e a ridurre ulteriormente il rapporto deficit/Pil previsto nella manovra di bilancio, portandolo al 2% già nel 2019. In pochi giorni il provocatorio "andiamo avanti" (quasi come il più famoso "me ne frego"), detto dal Governo Conte dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione europea, rischia di trasformarsi in un detrofront vertiginoso.  

Se queste anticipazioni saranno confermate, non dovrebbero esserci più, nel pacchetto emendamenti presentato alla Camera, il taglio alle pensioni d'oro e le norme sulla famiglia. In totale sarebbero oltre cinquanta le sforbiciate alla spesa pubblica per far quadrare i conti. Vediamo le voci più significative.

La Flax tax al 15%, già ridotta alle sole partite iva, non verrebbe applicata per "l'esercito" dei collaboratori a contratto che lavorano esclusivamente, o quasi, con i datori di lavoro. 25 milioni andrebbero alle Forze armate e di polizia per il riordino delle carriere professionali. 30 milioni l'anno, per 10 anni, al CNR (Consiglio nazionale delle ricerche). 120 milioni alle regioni per 4000 assunzioni nei centri dell'impiego. 120 milioni nel 2019 e 160 milioni nel 2020 per il fondo destinato al reddito di cittadinanza. Nel campo sanitario, ci dovrebbe essere la possibilità di assumere, negli ospedali pubblici, medici senza concorso, a tempo determinato, per sopperire alle carenze organiche e dovrebbero essere destinati 350 milioni di euro in 3 anni per ridurre le liste d'attesa.

Insomma, con lo spread che rimane su e la procedura d'infrazione che diventa sempre più minacciosa sembra che il ministro Tria si sia convinto a rivedere l'impianto della manovra per non avere a che fare con i Commissari di Bruxelles. Dati, che se confermati, si tradurranno in più di un passo di lato per i due vicepremier che si apprestano ad assaltare il Parlamento europeo alle prossime consultazioni. Nell'eventualità speriamo siano, almeno, passi fatti per il bene del Paese.

@AntonioCacace

domenica 25 novembre 2018

Monnezza e termovaloriazzatori letali per i politici italiani

I rifiuti e i termovalorizzatori si confermano due argomenti letali per la classe politica italiana, nuova e vecchia in egual misura. La materia, si sa, è delicata e va trattata con cautela. Ne sanno qualcosa i due vice premier Salvini e Di Maio che, proprio sull'emergenza rifiuti in Campana e sull'ipotesi di realizzare nuovi inceneritori, hanno creato l'ennesimo imbarazzo al governo e provocato una nuova tensione fra loro e i rispettivi movimenti politici. Il primo, Matteo Salvini, ne vorrebbe uno per ogni provincia mentre il secondo, Luigi Di Maio, li considera tecnologicamente superati e preferisce chiudere la partita trincerandosi dietro il contratto di governo che non parla di termovalorizzatori ma di generiche soluzioni innovative e di obiettivi dallo slogan ad effetto come «rifiuti zero» e «recupero e riciclo dei rifiuti» che dovrebbero avvenire in regioni, come la Campania, dove l'emergenza è diventato un fatto ordinario e la raccolta differenziata è rimasta un'utopia. Quindi col problema che si fa? Niente, può continuare ad attendere, del resto non è nato ieri ma è roba vecchia come la monnezza che brucia ai bordi delle strade.

In ogni modo, questa nuova emergenza nel napoletano, ciclicamente incapace di smaltire tutta la "munnezza" che produce e assediato dai roghi tossici, ha riaperto la questione dei termovalorizzatori (che in Italia non si costruiscono ma all'estero sì) e della gestione dei rifiuti, molto cara a chi la gestisce - visto i fiumi di denari che produce - meno al potere centrale dello Stato perchè occuparsene mette a rischio il consenso popolare, che è merce preziosa per chi governa le pubbliche istituzioni.

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Sull'argomento è voluto intervenire anche l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che nel 2008, su incarico del governo guidato da Silvio Berlusconi, realizzò il termovalorizzatore di Acerra, ancora oggi l'unico presente in Campania e nel sud Italia ed, ovviamente, insufficiente, da solo, a smaltire i rifiuti di un'intera regione. Bertolaso, impegnato in questi giorni al "Cantiere Italia", il rassemblement voluto da Gianni Alemanno per aggregare i tanti dirigenti di destra rimasti senza partito, ha pubblicato un video sulla sua pagina facebook per sostenere la causa dei termovalorizzatori. L'ex uomo forte della Protezione Civile ha parlato del "suo" termovalorizzatore di Acerra definendolo «la più grande opera pubblica che sia stata realizzata nel corso degli ultimi 20 anni nel Centro Sud Italia». Una struttura, a detta di Bertolaso, perfettamente funzionante e costantemente tenuta sotto controllo dalle autorità sanitarie e ambientali tant'è che «nell’ultimo anno - fa sapere - l'impianto ha avuto 56 visite da parte di Asl  e Agenzie per l’ambiente e funziona tutto alla perfezione. Tutti i valori di emissione di gas sono largamente al di sotto del minimo richiesto dalla Commissione europea in materia di salute ambientale. Sono valori inferiori a quelli emessi dai tubi di scarico dei camion che percorrono la Roma Napoli a 5 chilometri di distanza. Quello che inquina in Campania non è certo il termovalorizzatore di Acerra, ma tutto il resto. Questo bisogna dirlo forte chiaro - ha affermato in aperto contrasto col M5S - e se c’è qualcuno che ha dei dati per dimostrare il contrario di ciò che ho detto le tiri fuori anziché parlare di “barzellette”». Bertolaso chiude il suo video lanciando l'allarme sull'emergenza rifiuti che, secondo lui, è molto vasta e va oltre Napoli e la regione Campania. «Qui non si tratta solo di Campania, sono in emergenza anche Lazio, Puglia, Calabra e Sicilia. Nei prossimi quattro/cinque anni i tre quarti del paese sarà in emergenza e non sapremo dove mettere la spazzatura che produciamo ogni giorno. Basta demagogia» ha concluso.

Insomma, lo scandalo dei rifiuti è nuovamente sotto gli occhi di tutti eppure, anche questa volta, il governo decide di non affrontarlo e di rinviarlo a data da destinarsi limitandosi a gestire gli effetti dell'emergenza anche se più costosi, più dannosi e più pericolosi per gli italiani.  Lo Stato, quindi, continua a rimanere l'assente ingiustificato e l'emergenza dei rifiuti, che nel frattempo in questi anni si è strutturata nei territori, continua ad essere uno dei principali affari della criminalità organizzata e degli stati stranieri che bruciano i nostri rifiuti, nei loro termovalorizzatori, realizzati dai nostri ingegneri. In questo, la nuova e vecchia politica, i governi del cambiamento e quelli "tradizionali", si somigliano molto: entrambi rimangono imbrigliati nelle emergenze (vedi la terra dei fuochi ma anche l'Aquila, Amatrice, il ponte di Genova ecc. ecc.) ed evitano di realizzare opere che vanno oltre il loro mandato e di programmare politiche di sviluppo a medio e lungo termine. Non so dire se i termovalorizzatori sono la soluzione al problema e se o quanto inquinano ma so che la politica deve saper risolvere i problemi di tutti i giorni e contemporaneamente saper programmare un futuro migliore. Lo so perché lo insegnavano a scuola tanti anni fa.

@AntonioCacace