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martedì 12 novembre 2019

Per non dimenticare: 16° anniversario della strage di Nassiriya

Risultati immagini per strage Nassiriya

In un mattino di novembre a Nassiriya, nel sud dell’Iraq, un boato spezzò  la vita all’interno della base italiana in missione di Pace. 
Nell’attentato del 12 novembre 2003 persero la vita 19 italiani: 12 erano carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili (un regista ed un cooperatore internazionale).

Alle ore 10.40, ora locale (le 08.40 in Italia), un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti alla base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l’esplosione del deposito munizioni  e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili.


Il tentativo di un Carabiniere, di guardia all’ingresso della base “Maestrale”, di fermare con il fucile  in dotazione gli attentatori suicidi riuscì, tant’è che il camion non esplose all’interno della caserma, ma sul cancello di entrata, in caso contrario la strage sarebbe stata di ben più ampie dimensioni.

I primi soccorsi furono prestati dagli stessi Carabinieri, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo.

Mi piacerebbe che ognuno di noi li ricordasse a proprio modo, magari in silenzio. Vorrei che ognuno di noi, non dimenticasse i nostri uomini caduti in terra straniera per servire la nostra Patria!


PER NON DIMENTICARE

sabato 9 novembre 2019

Caduta del Muro di Berlino, dopo 30 anni è ancora una data da ricordare


Il 9 Novembre 1989 rappresenta una data fondamentale per i popoli europei: la Caduta del Muro di Berlino sancisce la fine dei regimi comunisti in Europa, l’inizio della libertà per milioni di persone oltrecortina e la vera riunificazione di tutti i popoli europei.

La caduta del Muro di Berlino è ancora oggi un avvenimento da ricordare come simbolo per la liberazione di Paesi oppressi ed auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

venerdì 12 aprile 2019

Elezioni Civitavecchia, Antonio Cacace: “Ci riprovo, mi candido con Fratelli d’Italia”.

Mi candido in ticket con Roberta Morbidelli. Al Consiglio comunale sarà possibile votare “Cacace-Morbidelli”.

CIVITAVECCHIA – Antonio Cacace, giornalista, responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia Civitavecchia e già presidente dell’Associazione “Il Popolo della Città”, fondatore del quotidiano "La Voce del Popolo" e dirigente provinciale de “La Destra” di Francesco Storace, sosterrà, anche come candidato, la lista elettorale di Fratelli d’Italia e la candidatura a sindaco di Ernesto Tedesco alle elezioni comunali di Civitavecchia.

«Ci riprovo e mi ricandido al Consiglio Comunale di Civitavecchia - afferma Cacace – perché voglio mettermi a disposizione della mia città. Quanto fatto negli anni all’interno dell'associazionismo, nel volontariato e nella pubblica amministrazione sarà sicuramente utile per affrontare molte delle tematiche che verranno inserite nell'agenda politica della prossima amministrazione comunale. Desidero una città partecipata, governata con onestà e trasparenza, respirabile, pulita e Fratelli d'Italia, nell’attuale quadro cittadino, costituisce il luogo politico più adatto ad ospitarle. Ringrazio, pertanto, Paolo Iarlori per avermi voluto fortemente nella squadra e quanti, all’interno del partito, sia a Civitavecchia che nella Federazione provinciale di Roma, hanno riposto in me una fiducia tale da spingermi a candidarmi per il Consiglio comunale di Civitavecchia.

Quest’anno, visto che sarà possibile votare anche due candidati per il Consiglio comunale, purchè un uomo e una donna della stessa lista elettorale, abbiamo deciso, con Roberta Morbidelli, di unire le forze e di proporre agli elettori il “ticket” elettorale “Cacace-Morbidelli”. Con Roberta ci uniscono tante idee, la passione per la politica  e una visione della città che vogliamo. Affronterò questa nuova esperienza con l’entusiasmo che mi contraddistingue», conclude Cacace.

martedì 11 dicembre 2018

"RedLand, Rosso d'Istria" il film sulle Foibe che non c'è

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E' quasi impossibile trovare il film nelle sale italiane. Le foibe sono una vicenda scomoda per la sinistra visto quello che fecero nel dopoguerra, quindi non va trattata e tanto meno divulgata al cinema. Un vizietto tutto nostrano per relegare nel dimenticatoio i crimini che non si possono ammettere, come il massacro delle Foibe perpetrato contro il nostro popolo dai comunisti di Tito, oramai storicamente accertati. 

"Redland, Rosso d'Istria" racconta il periodo particolarmente tormentato della nostra storia che va dall’8 settembre 1943, quando il maresciallo Badoglio, capo del Governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio gettando l'Italia nel caos alla fine della seconda guerra mondiale. L’esercito è allo sbando e il dramma diventa tragedia per i soldati abbandonati a sé stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili istriane, fiumane, giuliane e dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i comunisti jugoslavi di Tito che avanzano in quelle terre facendo una vera e propria pulizia etnica con migliaia di nostri connazionali gettati, vivi e morti, nelle “Foibe”. Le grandi cavità carsiche diventate uno strumento di martirio e la tomba per questi italiani. Le motivazioni? L’eliminazione dell’etnia italiana nell’ambito dell’esodo istriano. La vendetta contro i fascisti e, in generale, eliminazione dei possibili oppositori politici al comunismo titino.

Violenze di cui per molto tempo è stato difficile, se non impossibile parlare. Una pellicola coraggiosa che merita di essere supportata per aver squarciato il velo di ipocrisia su un eccidio così crudele. Un film verità che bisogna vedere per salvaguardare la memoria e respingere ogni tentativo di negazionismo, com'è avvenuto per decenni. Ma anche per sostenere chi ha avuto il coraggio di pensarlo e di realizzarlo. Dovremmo attivarci tutti per farlo mettere in programmazione nelle nostre città. 

venerdì 7 dicembre 2018

Sull'ecotassa il Governo ha i nervi tesi. E' scontro tra Lega e M5S


E’ l’ecotassa il nuovo terreno di scontro all'interno del governo. La nuova tassa, voluta dai grillini e passata alla Camera con un blitz nella tarda serata di martedì, proprio non piace al vicepremier Matteo Salvini e agli “alleati” della Lega che  si sono affrettati a manifestare la loro contrarietà a qualsiasi ulteriore balzello per gli italiani.

La norma, che servirebbe a incentivare la diffusione delle auto a basse emissioni inquinanti, prevede un bonus, sotto forma di incentivo, per chi acquista auto a gas, ibride o elettriche e una tassa per quelle con carburanti inquinanti, auto di grossa cilindrata ma anche molte utilitarie, come la la Fiat Panda che è uno dei modelli più diffusi in Italia. 

Nonostante le critiche arrivate dalla quasi totalità dei costruttori, sindacati, associazioni di consumatori e da buona parte dell'opinione pubblica i due movimenti, 5 Stelle e Lega, sembrano intenzionati ad andare avanti e misurasi su questo fronte: il sottosegretario all'Economia Laura Castelli si appella al contratto di governo e blinda l'emendamento alla manovra, Salvini è fermo sulla sua contrarietà: «le quattro ruote sono già ipertassate. Con la Lega l'ecotassa non passerà mai» e Luigi Di Maio promette correzioni al Senato: «non vogliamo mettere tasse sulle auto, ma dare bonus a chi acquista auto che non inquinano». Meno accondiscendente è il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che preferisce essere diretto e dire come la pensa il Movimento: «chi non intende allinearsi alla salvaguardia del pianeta, deve essere sfavorito». Contrari alla tassazione sulle automobili sono Cgia e Codacons. Con l'introduzione dell'imposta si mettono a rischio 50 mila posti di lavoro nell'autoriparazione, afferma la Cgia di Mestre. Più grave la reazione di Codacons, che si dice pronto a una "guerra legale". 

Un tutti contro tutti che non aiuta a rasserenare gli animi e a tranquillizzare gli italiani in questa fase di incertezze, visto anche quanto accade Oltrealpe. La norma va rivista perchè non può passare il concetto che l'incentivo, voluto dal Governo Conte, lo debbano pagare gli automobilisti che non vogliono o non possono permettersi un'auto elettrica. Così com'è proprio non piace: è iniqua e sembra voler punire tutti; chi può permettersi una macchina di grossa cilindrata e chi deve accontentarsi di un'utilitaria. 


Due forze politiche che non sembrano riuscire a trovare la sintesi perchè ideologicamente distanti e rappresentative di valori, interessi e categorie differenti tra loro, se non opposti: come il nord produttivo col sud assistenzialista, i condoni con le tasse, gli imprenditori con i disoccupati, i diritti con i doveri, il populismo della Lega con la "liquidità" del Movimento. Un'alleanza innaturale che sarebbe potuta diventare una storia d'amore e che rischia di trasformarsi in un fallimento politico.