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martedì 19 luglio 2016

24 anni fa la strage di via D'Amelio. L'Italia ricorda Paolo Borsellino

Erano le 16:58 del 19 luglio di 24 anni fa quando un’autobomba nel centro di Palermo uccise il magistrato e 5 agenti della scorta. Una strage ancora oggi senza colpevoli.
È giusto ricordare, è giusto non cancellare. Erano le 16:58 del 19 luglio di 24 anni fa quando un’autobomba nel centro di Palermo uccise il magistrato Paolo Borsellino e 5 agenti della sua scorta. Una strage ancora oggi senza colpevoli.
Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via d’Amelio, dove viveva sua madre. In quella strada, una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata sotto l’abitazione della madre del giudice, esplose al passaggio del magistrato uccidendo, oltre Borsellino, anche i cinque agenti di scorta: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino CatalanoVincenzo Li MuliWalter Eddie Cosina eClaudio Traina. L’unico superstite dell’attentato fu l’agente Antonino Vullo, scampato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.
Cinque giorni dopo, il 24 luglio, circa diecimila persone parteciparono ai funerali privati di Borsellino, celebrati nella chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac. Perché privati? I familiari rifiutarono il pomposo rito di Stato, la moglie Agnese, in particolare, accusava il governo di non aver saputo proteggere il marito, e volle una cerimonia privata senza la presenza dei politici.
Questi i fatti, noi de La Voce del Popolo, oggi, in questa triste ricorrenza,  vogliamo ricordare Paolo Borsellino così, con una lettera che scrisse ad un insegnante:
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«Sono nato in un paese in cui quando ero piccolo e andavo a scuola, i miei amici erano migliori di me perché i loro padri erano mafiosi. E io li invidiavo, non rendendomi conto di quanto questo costasse alla mia terra. Sono diventato giudice perché nutrivo grandissima passione per il diritto civile ed entrai in magistratura con l’idea di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche e sollevato dalle necessità di inseguire i compensi dei clienti.
La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile per dar sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica, non appagabile con la carriera universitaria, per la quale occorrevano tempo e santi in paradiso. Fui fortunato e diventai magistrato nove mesi dopo la laurea (1964) e fino al 1980 mi occupai soprattutto di cause civili, cui dedicavo il meglio di me stesso.
E’ vero che nel 1975, per rientrare a Palermo, ove ha sempre vissuto la mia famiglia, ero approdato all’ufficio istruzione processi penali, ma alternai l’applicazione, anche se saltuaria, a una sezione civile e continuai a dedicarmi soprattutto alle problematiche dei diritti reali, delle distanze legali, delle divisioni ereditarie. Il 4 maggio 1980 uccisero il capitano Emanuele Basile e il consigliere Chinnici volle che mi occupassi io dell’istruttoria del relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era approdato, provenendo anch’egli dal civile, il mio amico d’infanzia Giovanni Falcone, e sin da allora capii che il mio lavoro doveva essere un altro.
Avevo scelto di rimanere in Sicilia e a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri problemi erano quelli dei quali avevo preso a occuparmi quasi casualmente, ma se amavo questa terra di essi dovevo esclusivamente occuparmi. Non ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressoché esclusivamente della criminalità mafiosa. E sono ottimista perché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e non, hanno oggi attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanta io e la mia generazione ne abbiamo avuta.»
Salv

lunedì 11 luglio 2016

Civitavecchia, falsa partenza per Carta D'Identità elettronica

Da venerdì 8 luglio è possibile richiedere la Carta d’Identità elettronica. Diventa realtà quindi la prima vera “rivoluzione digitale”?!? ‘Manco pe gnente’ … All’Anagrafe il macchinario per stampare le nuove carte è arrivato ma nessuno sa come si usa. Almeno questo è quanto ci hanno riferito …
CIVITAVECCHIA – Falsa partenza per le Carte d’identità elettroniche. Siamo andati in Comune per verificare di persona il lancio – dopo 19 anni di attesa – della prima vera “rivoluzione digitale” del governo italiano e questa è la situazione che abbiamo trovato all’Anagrafe di Campo dell’Oro: tanta attesa, tante persone in fila questa mattinata nonostante il caldo e l’umidità per richiedere il nuovo documento ma di “rivoluzionario” e tanto meno di elettronico e digitale neanche l’ombra, tante carte d’identità sì, ma tutte rigorosamente di carta come questa che abbiamo ritirato dopo oltre un’ora di fila.
Eppure il comunicato ufficiale del Pincio della scorsa settimana era chiaro: “A partire davenerdì 8 luglio tutti coloro che richiederanno una nuova carta d’identità, la stessa potrà essere rilasciata esclusivamente nel nuovo formato elettronico”. Cosa è successo allora se ancora oggi, lunedì 11 luglio, la macchina comunale ha le 4 frecce accese e non riesce a partire? Semplice: il macchinario per stampare le carte elettroniche è arrivato ma nessuno ha pensato di formare il personale dell’anagrafe. Sostanzialmente non sanno usarla, perlomeno questo è quello che ci ha “confessato” l’unica impiegata dell’ufficio quando abbiamo chiesto la nuova carta d’identità elettronica. La sensazione sinceramente è stata un’altra, soprattutto dopo aver saputo che il macchinario è in funzione da diverso tempo, tant’è che fuori all’ufficio per il rinnovo delle carte d’identità è appeso un cartello (anche questo, ci dicono, da diverso tempo) che avverte gli utenti che non vengono fatte più di 20 carte d’identità al giorno. Ma ci asteniamo, almeno in questo caso, dal trarre facili conclusioni.
Che dire, però, se non che tristezza…?!? Come spesso accade in Italia, le rivoluzioni, in politica e nella pubblica amministrazione, si fanno solo sulla carta stampata e nei comizi in tempi di elezione. Elezioni come quelle di 2 anni fa dove si chiedeva di “cambiare” per poi “rivoluzionare”. Il cambiamento c’è stato, in comune ora ci sono i cittadini pentastellati di Grillo e Casaleggio, per la rivolluzione invece non possiamo far altro che continuare ad attendere fiduciosi, come per la nuova carta d’identità elettronica.