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lunedì 27 agosto 2018

"A Salvini e alla sua gente gli sputo in faccia". Così un rapper africano ringrazia gli italiani

Questo è il ringraziamento: «fascisti di merda, a Salvini e alla sua gente gli sputo in faccia». Il video di un "rapper" africano è diventato virale. 
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Ci mancava pure il rapper africano che ci insulta via web per aver "strappato dalla fame" lui e i suoi amichetti palestrati. E ovviamente, cotanto spettacolo, non poteva non diventare virale sui social network. 

Il rapper africano, ci auguriamo non clandestino, sembra si chiami Lamin Cesay e nel video si fa riprendere, insieme a due connazionali, mentre sbeffeggia il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il governo che lo ospita e gli italiani che lo mantegono. L’aspirante cantautore o presunto tale (secondo alcuni commenti anche fancazzista a tempo pieno), prima di deliziare i suoi fans con la sua “bella” voce, improvvisa uno sketch dove, fingendo di tornare in Africa con un pedalò, si lancia in un monologo provocatorio e di scarsa gratitudine verso il nostro Paese: «Oggi abbiamo affittato la barca e facciamo un piacere a Salvini, stiamo tornando a casa. - dice il rapper alla telecamera in un italiano stentato - Ciao Salvini, siamo i negri che non possiamo comprare i biglietti della nave». Dopo altre perle di saggezza che potrete ascoltare nel video a corredo dell'articolo, Ceesay chiede ai suoi amici in gita al mare: «Volete salutare Salvini?». All’invito rispondono: «Salvini col cazzo che stiamo tornando». Poi parte a cantare e se la prende, ovviamente, col capo del Viminale e con gli italiani a ritmo di rap: «Fascisti di merda, fascisti di merda…, Salvini e la sua gente vi sputo in faccia...». E viva la faccia, aggiungo io!

Purtroppo non è la prima volta che immigrati (spesso irregolari), dopo averli recuperati in mare, salvati dai loro gommoni alla deriva e averli sfamati, lavati, curati e mantenuti si lamentano del trattamento ricevuto e se la prendono con l’Italia. Il Paese che, stando a quello che raccontano (e ci raccontano i media), dovrebbe aver restituito loro un futuro (?) e la dignità (?), strappandoli dalla fame (?) e dalla miseria (?). Sempre se un giorno non scopriremo di esserci sbagliati. 

venerdì 24 agosto 2018

Nave Diciotti, il Comandane: «Nessuna epidemia a bordo, la situazione è sotto controllo».

Il comandante della nave Diciotti Massimo Kothmeir, intervistato da La Verità, smentisce l'emergenza sanitaria fatta trapelare in queste ore. Le condizioni dei 150 migranti che si trovano a bordo, ha detto, «sono più che soddisfacenti». L'ufficiale della Guardia Costiera non conferma i diversi racconti fatti in questi giorni dalla stampa nazionale sui casi di epidemie che metterebbero a rischio la vita degli africani e racconta un'altra verità: «Da un punto di vista della tutela sanitaria - ha spiegato il comandante - è vero che in tutti questi tipi di interventi si registrano casi di scabbia, ma a bordo i medici del Cisom somministrano specifici farmaci e pomate. La situazione è monitorata, quindi, e non desta al momento alcun tipo di preoccupazione».
Quanto ai migranti minorenni che erano a bordo, Kothmeir ha affermato: «Fortunatamente non c’erano bambini, come invece ho visto scritto sulle testate. I bambini che c’erano sono stati evacuati un quarto d’ora dopo averli imbarcati su questa nave nelle acque di Lampedusa e portati a terra».
«Peraltro in quel caso - ha aggiunto - erano tutti e tre minori accompagnati dai genitori. I minori che abbiamo invece sbarcato mercoledì in tarda serata, 25 ragazzi e 2 ragazze, sono stati immediatamente presi in carico dall’organizzazione di assistenza a terra».
L’ufficiale ha anche smentito le affermazioni di un’operatrice dell’Ong Terres des hommes, la quale aveva raccontato che i ragazzini scesi dalla nave erano «27 scheletrini»: «La maggior parte della popolazione ospite è di origini eritree, - ha detto Kothmeir - quindi si tratta di persone che sono più snelle rispetto ad altre etnie. Alcuni di questi hanno sicuramente sofferto al momento del viaggio, ma da quando sono saliti a bordo abbiamo erogato un protocollo nutrizionale approvato che prevede la somministrazione di tre o quattro pasti al giorno».

Intanto i due vice ministri, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno confermato la linea dura con l'Europa in tema migranti negando lo sbarco alle 150 persone ancora a bordo della nave Diciotti che, per protesta contro questa situazione, hanno indetto uno sciopero della fame. Il Ministro dell’interno tuttavia non arretra di un centimetro e da Pinzolo, in Trentino, dove si trova per la festa della Lega, ribadisce la sua posizione e quella del Viminale, «È finita un'epoca» dice «Noi la nostra parte l'abbiamo fatta con i giovani, gli europei dimostrino il loro grande cuore facendo arrivare un bell'aereo dalle loro capitali». E sempre all'Europa dice: «Basta con le tante parole e i pochi risultati. L'Unione europea si era impegnata a prendere 35mila immigrati: si sono fermati a 12mila. Se la serietà è questa, non ci si può stupire che noi abbiamo deciso la linea ferma. Con le Ong ci siamo riusciti, ora dobbiamo costringere l'Ue a farsi carico di ciò che le spetta».
Ascolta l'intervista di Adriano Scianca:

venerdì 17 agosto 2018

La dittatura delle minoranze: via il crocifisso dai Tg nazionali

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La giornalista del Tg1 Marina Nalesso è stata nuovamente oggetto di forte critiche sui social per aver indossato il crocifisso durante la conduzione del telegiornale di Rai Uno. Questo il tweet contro la giornalista che ha scatenato i social tra pro e contro: “L’ostentazione dell’occupazione della #Rai da parte di una fazione politica. Un affronto alla #laicità dello #Stato. Una grave mancanza di rispetto nei confronti de #cittadini. Se questi son cattolici autentici o carrieristi? #tg1 #Rai1 #Rai #ServizioPubblico #MarinaNalesso”.

Il mezzobusto del Tg1 aveva già subito le stesse critiche 2 anni fa per essere apparsa in trasmissione con una catena al collo raffigurante l'immagine di Gesù. Quindi di cosa stiamo parlando? Di un’intransigenza figlia di un radicalismo laico o di una sciocca polemica politica sul servizio pubblico televisivo, fatta da una minoranza in affanno che finge di non sapere che l’influenza della politica in Rai c’è sempre stata? Trovo in ogni caso allucinante che una brava giornalista possa essere criticata, in Italia, perché indossa pubblicamente un crocifisso. Un’ingerenza pericolosa che potrebbe minare i principi cardini della democrazia, come la libertà di espressione e di culto, oltreché indebolire la democrazia stessa. Questa mentalità - il politicamente corretto - rischia di portare il popolo italiano oltre, in un punto di non ritorno, perché tende a favorire la minoranza “più intollerante” a discapito di una maggioranza diventata troppo flessibile, che finisce per sottomettersi alle volontà di pochi facinorosi. La dittatura delle piccole minoranze appunto.

Il tema è molto serio e sconfina oltre il caso specifico; pensiamo solo ai crocifissi nelle scuole, al cibo nelle mense, al presepe natalizio, all’insegnamento della religione nelle classi, alla teoria Gender, ai Genitore 1 e Genitore 2 e a tutto ciò che appartiene alla nostra civiltà, alla cultura e alle nostre tradizioni. Con questa logica tafazziana alcuni intolleranti potrebbero controllare e anche distruggere la democrazia, per questo dobbiamo essere intolleranti con loro. Perché stiamo parlando di censori, altro che libertà!

@AntonioCacace

mercoledì 15 agosto 2018

Genova, serve fermezza e decisioni esemplari per i responsabili.

Gli italiani vogliono chiarezza. Basta tragedie senza colpevoli.



La foto che ho scelto per questo post, presa su internet ed utilizzata da diverse testate nazionali, rappresenta la sintesi del mio pensiero sul crack del ponte Morandi di Genova, che ha causato un carico di morti insostenibili per un paese civile ed industrializzato com'è l’Italia. in questa foto non ci vedo solo il destino, infausto o meno, di chi ce l’ha fatta e di chi no. Io ci vedo un mix letale di menefreghismo, incapacità e disonestà che sono i veri colpevoli di questa tragedia. 

Del resto, in un Paese dove i fondi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie per le opere pubbliche sono esigui, la corruzione negli appalti è in crescita ed i controlli sono inesistenti, tragedie come questa del viadotto di Genova diventano prevedibili e per certi versi annunciate. Questa strage, con i suoi 39 morti già accertati, ci consegna l’immagine simbolica di un’Italia figlia dell’incuria e vittima di una classe dirigente nazionale, politica ed economica, inadeguata e irresponsabile che preferisce cedere ai privati - e spesso sotto forma di monopolio - pezzi importanti dello Stato e segmenti strategici come la rete telefonica e le autostrade, piuttosto che gestirle con i propri organismi.

Quello che è successo ieri segna profondamente la coscienza del Paese, non soltanto per le vittime innocenti che ha prodotto ma perché era, appunto, evitabile e non si è evitata. Se si fosse fatta una corretta manutenzione, probabilmente quel ponte sarebbe ancora lì e non staremmo a parlare di vittime, di tragedie e di stragi nel giorno della festa dell’estate per eccellenza, il Ferragosto. 
Risultati immagini per ponte morandi genova
Se questi sospetti dovessero diventare realtà e si venisse a scoprire che il concessionario privato, che gestisce la rete autostradale italiana, ha mancato nelle sue responsabilità e nei suoi obblighi contrattuali sarebbe corretto,  opportuno e necessario revocare unilateralmente le concessioni e rimettere sotto il controllo dello Stato l’intera rete, com’è previsto, tra l’altro, dall’Art. 43 della Costituzione. Subito dopo, però, bisognerà accertare le colpe e soprattutto individuare i colpevoli - compreso chi doveva intervenire e non l’ha fatto -, assicurarli alla giustizia e accertarsi che paghino. 

Questa è la prima tragedia che si verifica sotto il nuovo governo Lega - Cinquestelle ed il ministro delle Infrastrutture Toninelli ed il Premier Conte - uno competente per le opere pubbliche e l’altro responsabile del governo - potranno dimostrare con i fatti di che pasta è fatto questo governo che chiamano "del cambiamento", se parliamo solo di uno slogan politico o se è un governo che cambia realmente le cose.  In fondo, mettere in sicurezza strade, ferrovie, tunnel, viadotti, scuole ed edifici pubblici equivale a realizzare la più grande opera pubblica della nazione. Non mi sembra poco.

@AntonioCacace