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domenica 25 novembre 2018

Monnezza e termovaloriazzatori letali per i politici italiani

I rifiuti e i termovalorizzatori si confermano due argomenti letali per la classe politica italiana, nuova e vecchia in egual misura. La materia, si sa, è delicata e va trattata con cautela. Ne sanno qualcosa i due vice premier Salvini e Di Maio che, proprio sull'emergenza rifiuti in Campana e sull'ipotesi di realizzare nuovi inceneritori, hanno creato l'ennesimo imbarazzo al governo e provocato una nuova tensione fra loro e i rispettivi movimenti politici. Il primo, Matteo Salvini, ne vorrebbe uno per ogni provincia mentre il secondo, Luigi Di Maio, li considera tecnologicamente superati e preferisce chiudere la partita trincerandosi dietro il contratto di governo che non parla di termovalorizzatori ma di generiche soluzioni innovative e di obiettivi dallo slogan ad effetto come «rifiuti zero» e «recupero e riciclo dei rifiuti» che dovrebbero avvenire in regioni, come la Campania, dove l'emergenza è diventato un fatto ordinario e la raccolta differenziata è rimasta un'utopia. Quindi col problema che si fa? Niente, può continuare ad attendere, del resto non è nato ieri ma è roba vecchia come la monnezza che brucia ai bordi delle strade.

In ogni modo, questa nuova emergenza nel napoletano, ciclicamente incapace di smaltire tutta la "munnezza" che produce e assediato dai roghi tossici, ha riaperto la questione dei termovalorizzatori (che in Italia non si costruiscono ma all'estero sì) e della gestione dei rifiuti, molto cara a chi la gestisce - visto i fiumi di denari che produce - meno al potere centrale dello Stato perchè occuparsene mette a rischio il consenso popolare, che è merce preziosa per chi governa le pubbliche istituzioni.

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Sull'argomento è voluto intervenire anche l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che nel 2008, su incarico del governo guidato da Silvio Berlusconi, realizzò il termovalorizzatore di Acerra, ancora oggi l'unico presente in Campania e nel sud Italia ed, ovviamente, insufficiente, da solo, a smaltire i rifiuti di un'intera regione. Bertolaso, impegnato in questi giorni al "Cantiere Italia", il rassemblement voluto da Gianni Alemanno per aggregare i tanti dirigenti di destra rimasti senza partito, ha pubblicato un video sulla sua pagina facebook per sostenere la causa dei termovalorizzatori. L'ex uomo forte della Protezione Civile ha parlato del "suo" termovalorizzatore di Acerra definendolo «la più grande opera pubblica che sia stata realizzata nel corso degli ultimi 20 anni nel Centro Sud Italia». Una struttura, a detta di Bertolaso, perfettamente funzionante e costantemente tenuta sotto controllo dalle autorità sanitarie e ambientali tant'è che «nell’ultimo anno - fa sapere - l'impianto ha avuto 56 visite da parte di Asl  e Agenzie per l’ambiente e funziona tutto alla perfezione. Tutti i valori di emissione di gas sono largamente al di sotto del minimo richiesto dalla Commissione europea in materia di salute ambientale. Sono valori inferiori a quelli emessi dai tubi di scarico dei camion che percorrono la Roma Napoli a 5 chilometri di distanza. Quello che inquina in Campania non è certo il termovalorizzatore di Acerra, ma tutto il resto. Questo bisogna dirlo forte chiaro - ha affermato in aperto contrasto col M5S - e se c’è qualcuno che ha dei dati per dimostrare il contrario di ciò che ho detto le tiri fuori anziché parlare di “barzellette”». Bertolaso chiude il suo video lanciando l'allarme sull'emergenza rifiuti che, secondo lui, è molto vasta e va oltre Napoli e la regione Campania. «Qui non si tratta solo di Campania, sono in emergenza anche Lazio, Puglia, Calabra e Sicilia. Nei prossimi quattro/cinque anni i tre quarti del paese sarà in emergenza e non sapremo dove mettere la spazzatura che produciamo ogni giorno. Basta demagogia» ha concluso.

Insomma, lo scandalo dei rifiuti è nuovamente sotto gli occhi di tutti eppure, anche questa volta, il governo decide di non affrontarlo e di rinviarlo a data da destinarsi limitandosi a gestire gli effetti dell'emergenza anche se più costosi, più dannosi e più pericolosi per gli italiani.  Lo Stato, quindi, continua a rimanere l'assente ingiustificato e l'emergenza dei rifiuti, che nel frattempo in questi anni si è strutturata nei territori, continua ad essere uno dei principali affari della criminalità organizzata e degli stati stranieri che bruciano i nostri rifiuti, nei loro termovalorizzatori, realizzati dai nostri ingegneri. In questo, la nuova e vecchia politica, i governi del cambiamento e quelli "tradizionali", si somigliano molto: entrambi rimangono imbrigliati nelle emergenze (vedi la terra dei fuochi ma anche l'Aquila, Amatrice, il ponte di Genova ecc. ecc.) ed evitano di realizzare opere che vanno oltre il loro mandato e di programmare politiche di sviluppo a medio e lungo termine. Non so dire se i termovalorizzatori sono la soluzione al problema e se o quanto inquinano ma so che la politica deve saper risolvere i problemi di tutti i giorni e contemporaneamente saper programmare un futuro migliore. Lo so perché lo insegnavano a scuola tanti anni fa.

@AntonioCacace

lunedì 12 novembre 2018

Per non dimenticare: 15° anniversario della strage di Nassiriya


In un mattino di novembre a Nassiriya nel sud dell’Iraq, un boato spezzò  la vita all’interno della base italiana in missione di Pace.
Nell’attentato del 12 novembre 2003 persero la vita 19 italiani: 12 erano carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili (un regista ed un cooperatore internazionale).

Alle ore 10.40, ora locale (le 08.40 in Italia), un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti alla base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l’esplosione del deposito munizioni  e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili.

Il tentativo di un Carabiniere, di guardia all’ingresso della base “Maestrale”, di fermare con il fucile  in dotazione gli attentatori suicidi riuscì, tant’è che il camion non esplose all’interno della caserma, ma sul cancello di entrata, in caso contrario la strage sarebbe stata di ben più ampie dimensioni.

I primi soccorsi furono prestati dagli stessi Carabinieri, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo.

Mi piacerebbe che ognuno di noi li ricordasse a proprio modo, magari in silenzio. Vorrei che ognuno di noi, non dimenticasse i nostri uomini caduti in terra straniera per servire la Patria!
PER NON DIMENTICARE