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Ci risiamo, un altra aggressione sui treni

Una giovane Capotreno di 25 anni presa a pugni da un uomo senza biglietto che era stato invitato a scendere.


Ancora violenza sui treni. E' avvenuto ieri, questa volta sul treno Como-Rho dove, una giovane capotreno di 25 anni, si è beccata 10 giorni di prognosi per aver fatto il suo dovere mentre era in servizio. Secondo quando ha riportato il sindacato CISL, che ha denunciato l'aggressione, la donna avrebbe notato un passeggero sdraiato sui sedili, dopo averlo invitato a rimettersi composto, gli chiede di esibire il biglietto di viaggio e, dal momento che non l'aveva, lo invita a scendere dal treno. L'uomo, che sembrerebbe di mezza età, reagisce insultandola ed aggredendola alle spalle spalle con diversi pugni. Stando alla ricostruzione del sindacalista Cisl, il tutto sarebbe avvenuto nell’indifferenza più assoluta dei passeggeri che non avrebbero mosso un dito, successivamente sarebbe intervenuta la Polfer, che ora indaga sull'aggressione, mentre la capotreno è stata portata in ospedale per essere medicata.

Non è la prima aggressione in treno  e chi viaggia tutti i giorni sui convogli locali per lavoro, per studio o per turismo lo sa bene. Spesso le prime vittime sono i ferrovieri per la carenza cronica di personale che non permette un più un controllo capillare sia a bordo che nelle stazioni. Bisognerebbe innanzitutto far percepire una maggiore sicurezza sia ai viaggiatori "buoni" che a quelli malintenzionati. Quindi aumentare la vigilanza, i controlli ed il personale ferroviario, soprattutto a bordo e nelle piccole stazioni dove invece, spesso, vengono lasciate prive di personale e di barriere di sicurezza per impedire l'accesso a chi è sprovvisto di biglietto. Poi bisognerebbe implementare la videosorveglianza nelle stazioni e sui treni, specialmente su quelli regionali ed intercity che ne sono sprovvisti o, nel migliore dei casi, non sono funzionanti e scollegate con le centrali di Polizia. Soluzioni fattibili che si potrebbero attuare con poco, senza aspettare per forza il prossimo viaggiatore, ferroviere o poliziotto aggredito. Una volta si diceva che prevenire è meglio che curare.

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