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Coronavirus, la (non) Unione europea impari dall'Albania

Il premier albanese Edi Rama: “Non siamo ricchi ma non abbandoniamo l’Italia”.


 Gli aiuti all'Italia, per venir fuori dall'emergenza Coronavirus, non arrivano dall'Europa, o meglio dai ricchi stati che la compongono, bensì da America, Russia, Cina, Cuba e persino dalla piccola Albania. 

 Una grossa lezione ai leader europei l'ha data, appunto, il premier albanese Edi Rama che, con il suo gesto molto significativo, ha insegnato cosa vuol dire far parte di un'unione ed essere alleati. 

 L’Albania ha inviato in Italia una squadra di 30 medici e infermieri per aiutare i colleghi impegnati a combattere il covid-19 in Lombardia. Sicuramente non parliamo di un contingente numeroso come quello cinese e russo o dei corposi aiuti che stiamo ricevendo, sotto varie forme, dagli Stati Uniti d'America ma, comunque, di un grande gesto profuso da un Paese, sicuramente non ricco ed alle prese con molte difficoltà. Un gesto non dovuto ma voluto, come ha ben spiegato in un italiano perfetto il primo ministro Rama, ricordando che gli albanesi non hanno dimenticato chi li ha aiutati in un momento di grave sofferenza. «Non siamo privi di memoria – ha detto – non possiamo non dimostrare all’Italia che l’Albania e gli albanesi non abbandonano mai un proprio amico in difficoltà. Oggi siamo tutti italiani e l’Italia deve vincere e vincerà questa guerra anche per noi, per l’Europa e per il mondo intero». Rama, nel  suo breve discorso ha poi voluto ribadire che «trenta medici e infermieri non sono molti e non risolveranno la battaglia tra il nemico invisibile e i camici bianchi che stanno lottano dall'altra parte del mare. Ma - ha aggiunto - l'Italia  è casa nostra da quando i nostri fratelli e sorelle ci hanno salvato nel passato, ospitandoci e adottandoci mentre qui si soffriva».


 Già, proprio quell'Europa che non vuole varare gli Eurobond (o Coronabond) per finanziare i Paesi della (cosiddetta) Unione Europea maggiormente colpiti dalla pandemia, come Italia e Spagna. Proprio quell'Unione Europea, a trazione tedesca, che non ha voluto condividere i rischi economici di questa crisi, sottraendosi dalle responsabilità proprie di uno stato alleato, anche davanti ad una epidemia che ha già causato decine di migliaia di vittime nel mondo ed una recessione economica senza precedenti. E’ proprio il caso di dire che la "piccola" e dignitosa Albania ha dato una lezione alla ricca Germania ed ai paesi europei del “No aiuti” su concetti come lealtà, solidarietà e comunità. 

 L'Europa ha dimostrato tutta la sua fragilità e inconsistenza anche in questa occasione e la storiella della casa comune per tutelare il benessere di tutti non regge più. E’ il momento di pensare a un’alternativa all’Unione tedesca.


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