mercoledì 24 aprile 2013

LA DESTRA ITALIANA PERDE IL SUO LEONE: ADDIO TEODORO BUONTEMPO


 
Ci ha lasciato Teodoro Buontempo, un uomo del popolo e sempre al servizio del popolo. Con lui la politica perde un combattente, un uomo onesto, fiero, uno che non mollava mai. Un Uomo di Destra, un militante che con passione e coraggio ha sempre portato avanti i valori di un'intera comunità. Memorabili e di esempio per tutti noi le sue battaglie in favore dei più deboli, per la casa e per il lavoro, uno che i quartieri più popolari e arretrati di Roma li conosceva molto bene.
Sapere che Teodoro Buontempo da oggi non c'è più mi rattrista. E' un onore per me averlo conosciuto ed ascoltato. Ciao Presidente.

Antonio Cacace



IL GIORNALE: La destra perde il suo leone: addio a Teodoro Buontempo

Muore a 67 anni il presidente della Destra: consigliere comunale di Roma per 16 anni e deputato per cinque legislature, ci lascia un "pezzo" di politica italiana

 
Un politico di razza, sempre a destra, che non mollò mai. Si è spento questa notte Teodoro Buontempo, il 67enne presidente della Destra.

"Il leone si è spento combattendo fino all’ultimo", lo saluta Il Giornale d’Italia raccogliendo il dolore dei famigliari e della destra italiana. Colpito da una grave malattia, Buontempo era stato ricoverato in una clinica romana.

Nato a Carunchio (in provincia di Chieti), Buontempo ha cominciato l’attività politica sin da giovane. A Ortona a mare, sempre in Abruzzo, ha mosso i primi passi dirigendo le organizzazioni giovanili dell’Msi. A 22 anni si è trasferito a Roma dove ha partecipato alle lotte studentesche. Dirigente della Giovane Italia, nel 1970 è diventato il primo segretario del Fronte della Gioventù di Roma. È stato deputato in cinque legislature, sempre nelle file di Alleanza nazionale e poi della Destra, nonchè per sedici anni (dal 1981 al 1997) consigliere comunale di Roma. Dal dicembre 1993 al settembre 1994 ha ricoperto anche l’incarico di presidente del consiglio comunale. Nonostante la vicinanza a Gianfranco Fini, di cui in passato fu braccio destro, il 26 luglio 2007 ha annunciato la rottura con Alleanza Nazionale per partecipare con Francesco Storace alla fondazione della Destra di cui è presidente. Nel 2008 è stato candidato alla presidenza della provincia di Roma, di cui però poi divenne solo consigliere. Dal 2010, invece, è stato assessore alle politiche per la casa durante la Giunta guidata da Renata Polverini in Regione Lazio.

"La politica - disse molto tempo fa durante la presentazione di un suo libro sui sedici anni di vita politica in Campidoglio - per valere deve lasciare un segno tangibile, da consegnare alla storia". E Buontempo, di segni tangibili, ne ha lasciati tanti con le sue battaglie politiche. Come quando, nell’estate del 1994 durante la Giunta guidata da Francesco Rutelli, tenne un discorso di 28 ore filate in consiglio comunale durante una seduta sull’assestamento al bilancio. Er pecora - così era soprannominato - parlò ininterrottamente dalle 10 del venerdì alle 14:30 del giorno successivo, intervenendo su ogni singolo emendamento: quel giorno ne erano in programma 335. "Per la voce mangio acciughe", informava i cronisti stupiti della sua maratona oratoria. O nel 1993 quando si rifiutò di lasciare l’Aula dopo l’ennesima espulsione. Uscito dall’emiciclo si ancorò all’orologio a pendolo nel settore della stampa. Nel 1991, quando era segretario provinciale dell’Msi, aiutato da altri missini staccò nottetempo la targa stradale di Palmiro Togliatti a Cinecittà, sostituendola con una con scritto "viale vittime del comunismo". Da deputato, nel 1995 conquistò il maggior numero di giorni di sospensione dall’attività parlamentare, quindici, per aver occupato l’emiciclo. Nel 2008, insieme a Daniela Santanchè, si fece chiudere dentro per protestare con Romano Prodi dopo le dimissioni di Clemente Mastella da ministro della Giustizia.

"Per fare politica - amava ricordare Buontempo - venni a Roma e vivevo in una 500". La politica vera, quella di base, tra la gente e nelle sezioni. Per questo era stimato da tutti, "camerati" o "compagni", amici o detrattori. Era considerato un "pezzo" di politica romana, un uomo di valore capace di coniugare la passione e l'onestà. Un politico d’altri tempi ma sempre pronto a cogliere i tempi che cambiavano. (fonte Il Giornale.it - Sergio Rame)




SECOLO D'ITALIA: L’epopea di Radio Alternativa: la creatura di Teo per bucare il ghetto

 
Passione, fatica, goliardia e quella voglia disperata di farsi ascoltare e ascoltare, di bucare il ghetto. Di aprire la narrazione della destra, da destra. Per tutti. Era il 1976 quando Teodoro Buontempo “occupa” a Roma la sede di via Sommacampagna  del Fronte della Gioventù per mettere in piedi Radio Alternativa. Mezzi di fortuna, insonorizzazione casareccia, l’antenna (due tubi, come ricorda Ruggero Bianchi coinvolto nell’avventura) aggrappata a Monte Cavo, un trasmettitore militare riadattato. «Venne da me, mi raccontò la sua idea e io gli feci un assegno di 170mila lire, non poche per l’epoca», racconta Bianchi, voce inconfondibile dell’emittente, insieme a Marina. La prima frequenza fu 100.00 MegaHertz, poi passò su 96. Se non fosse stato per la caparbia volontà di Teo, che si indebitò per il resto della sua vita e fece firmare montagne di cambiali agli amici, a Roma sarebbe mancato uno dei laboratori più significativi della politica in quegli anni difficilissimi. «Eravamo un gruppo di amici, allora ci chiamavamo camerati, fino a notte fonda a condurre le trasmissioni e poi la mattina in cantiere. La nostra voce arrivò fino in Libano dove ci ascoltavano prima dell’attentato a Gemayel». Una volta – racconta –  uscendo tardissimo dal portone vediamo un furgone blu davanti alla sede, in un secondo ho pensato ora la portiera si apre e ci sparano, per fortuna non successe nulla… Un’esperienza irripetibile, un ponte tra una comunità politica e umana “cancellata” e gli altri. Una radio libera, pensata come strumento di comunicazione con la gente normale, non un megafono per “pochi, felici pochi”.

Siamo a metà degli anni ’70 quando iniziano a spuntare in Italia le prime emittenti libere “autorizzate” per mettere fine al monopolio delle grandi. A Roma nasce Radio Gamma, al Salario, poi Radio Contro. Poi Radio Alternativa. In “redazione”, Teo, la moglie e un gruppo di amici, si campa con le sottoscrizioni volontarie. L’esperimento pioniere funziona –  come descrive Stefano Dak nel suo bel libro Libere! L’epopea delle radio italiane negli anni ’70 – e la frequenza si estende a buona parte del Lazio. A Somma si fa una radio di parola, molte rassegne stampa, filo diretto con gli ascoltatori (non solo i fasci): casalinghe, operai, gruppi di fabbrica. La musica, alternativa anch’essa, arriva dopo. Dopo aver conquistato il Lazio la creatura der Pecora “espatria”: Buontempo si improvvisa consulente tecnico e legale di altre radio sparse per l’Italia a nome di una destra rivoluzionaria che vuole abbattere il monopolio lottizzato e distinguersi dalla miriade di radio commerciali legate a gruppi di potere. «Riprendiamoci i mass media – ricorda Dak – era la parola d’ordine. Vissuta come una militanza quotidiana, da Roma Radio Alternativa sbarca a Messina, Sassari, Cagliari. A Milano negli stessi anni c’era Radio University». Ma Teo ha il merito storico di aver fatto da apripista. Sigaretta sempre in bocca (molto spesso “prestata” da chiunque gli capitasse a tiro), diventa presto l’anima di decine di iniziative, mette in rete migliaia di militanti,  diffondendo le note misconosciute dei gruppi di musica alternativa. Siamo negli anni in cui la comunicazione di destra è impensabile, i missini (giovani e attempati) sono topi di fogna, il senso di solitudine, la cultura della riserva indiana, subìta e accettata, sembra prendere il sopravvento. Teodoro e la sua radio furono la prima rivincita. Nella prefazione al libro di Dark Umberto Croppi ricorda un episodio emblematico. Partito militare nell’agosto dell’Ottanta, quindici giorni dopo la strage di Bologna, una notte sente nella camerata suonare Il domani appartiene a noi. «Salto giù dalla branda e corro vicino al tipo che tiene la radio accesa e capisco che si tratta di Radio Alternativa. Gli chiedo con circospezione come mai ascolti quella radio e mi risponde candido “«perché se pija bene”. Tempo dopo mi raccontano di uno spettacolo teatrale, sempre a Roma, dove in scena c’è un salotto con persone che chiacchierano, la radio è accesa, a un certo punto uno interrompe la conversazione dicendo: «zitti un po’, c’è Teodoro». (Secolo d'Italia - Gloria Sabatini)

2 commenti:

Buon viaggio Teodoro, leone in un tempo di pecore

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