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Hiroshima, 6 agosto 1945 ore 8.15

La città diventata simbolo della distruzione causata dall'uomo.
Alle 8.15 di un lunedì mattina di 75 anni anni fà, la bomba più violenta della storia dell'uomo deflagrò Hiroshima provocando, in una manciata di minuti, una morte orrenda per decine di migliaia di persone. Era il 6 agosto del 1945 e quella era "Little Boy", la bomba atomica all'uranio che gli americani sganciarono sulla città giapponese facendo conoscere al mondo intero l'orrore che provoca un'arma atomica. La bomba esplose a 600 metri dal suolo, la temperatura salì a 1 milione di gradi e l'onda d'urto distrusse la città ed uccise 140.000 persone, molte delle quali morirono a distanza di anni tra atroci sofferenze. Un vero e proprio olocausto nucleare contro una popolazione civile inerme. Tre giorni dopo sganciarono la seconda bomba su Nagasaki che causò altre decine di migliaia di vittime. Un capitolo che segnò tragicamente la fine della Seconda Guerra Mondiale e che ha spinto, negli anni, molte nazioni  a ripudiare l'uso delle armi nucleari nei conflitti bellici. L’America non ha mai chiesto scusa per quelle atomiche lanciate su degli obiettivi civili.

Da allora, ogni anno alla stessa ora (in Italia è l’1:15), con un breve rintocco di campana ed un minuto di silenzio, il Giappone ricorda le vittime della bomba atomica, onorando i morti ed i feriti e chiedendo alle nuove generazioni di non dimenticare mai questa tragica pagina della storia nazionale.

Quest'anno, per la pandemia, la cerimonia è stata ridotta per garantire la sicurezza sanitaria dei partecipanti, compresi gli anziani sopravvissuti al disastro (gli Hibakusha) e le delegazioni degli 80 paesi che hanno partecipato all'evento ed accompagnato il primo ministro giapponese Shinzo Abe. 

L'auspicio è che cerimonie come queste non diventino, negli anni, delle parate fine a se stesse ma riescano a far riflettere i "potenti" affinché si possa auspicare di poter vivere, un giorno, in un mondo non più minacciato dall'uomo. Incrociamo le dita.

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