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Italia, sempre meno italiani disposti a difenderla

Il sondaggio di Gallup International Association, rilanciato da Adnkronos, apre una riflessione sul rapporto sempre più fragile tra cittadini, identitĆ  nazionale e senso di appartenenza. Tra individualismo, perdita della memoria collettiva e crisi dei valori condivisi, l’Italia sembra aver smarrito quel legame profondo con la propria comunitĆ  che aveva segnato intere generazioni.


C’ĆØ un dato che racconta più di molti dibattiti politici il momento che sta vivendo l’Italia. Secondo il sondaggio internazionale condotto da Gallup International Association (GIA) in 45 Paesi del mondo, il 78% degli italiani non sarebbe disposto a combattere in prima persona per difendere la propria nazione in caso di guerra. Una percentuale altissima, superiore di gran lunga alla media mondiale, che pone una domanda inevitabile: gli italiani si sentono ancora parte di una comunitĆ  nazionale da preservare e difendere?

Il punto non ĆØ la guerra. Nessuno auspica conflitti o tensioni. Il vero nodo ĆØ capire quanto sia rimasto vivo il senso di appartenenza verso la propria Patria, quanto gli italiani credano ancora nella loro storia, nelle loro istituzioni e nell’idea stessa di nazione.

Negli ultimi decenni parole come “Patria”, “identitĆ ” e “radici” sono diventate quasi scomode. In molti ambienti culturali e politici si ĆØ preferito sostituirle con termini più neutri, più freddi, come “Paese”, quasi che manifestare orgoglio per la propria nazione dovesse necessariamente evocare chiusura o estremismo. Nel frattempo ĆØ cresciuta una cultura che ha spinto soprattutto le nuove generazioni a guardare con diffidenza ciò che rappresenta l’Occidente, le sue tradizioni e perfino la sua storia.

CosƬ si ĆØ perso l'equilibrio. L’apertura verso gli altri, valore importante in una societĆ  moderna, ĆØ stata talvolta confusa con la rinuncia alla propria identitĆ  culturale e nazionale. Ma accogliere non significa cancellare ciò che siamo. Una societĆ  davvero aperta può restare salda nei propri valori, nelle proprie tradizioni e nelle proprie regole di convivenza civile. Chi arriva con rispetto, con volontĆ  di integrarsi e contribuire al benessere collettivo rappresenta un valore aggiunto. Diverso ĆØ il discorso per chi rifiuta integrazione, legalitĆ  e principi condivisi. Non ĆØ razzismo, ma semplice buon senso. Eppure oggi, in Italia, affrontare questi temi senza essere etichettati ideologicamente sembra diventato difficile.

A tutto questo si aggiunge una societĆ  sempre più individualista, dove il benessere personale conta più del destino collettivo. Le nuove generazioni sono cresciute in un’epoca di pace e comoditĆ , spesso convinte che libertĆ , sicurezza e democrazia siano condizioni garantite per natura e non conquiste difese nel tempo da chi ci ha preceduti.

Non ĆØ un caso che Paesi come Finlandia, Israele o Ucraina mostrino un attaccamento molto più forte alla propria nazione. Dove esiste memoria storica, percezione del rischio e consapevolezza del valore dell’indipendenza, il legame con la Patria rimane vivo. Dove invece prevalgono disillusione, relativismo e disaffezione, cresce inevitabilmente anche il distacco verso lo Stato e la comunitĆ  nazionale.

Per questo il dibattito sulla difesa e sul riarmo europeo non può essere affrontato soltanto con slogan o tabù ideologici. Difesa non significa desiderio di guerra, ma capacità di deterrenza, credibilità internazionale e protezione della propria libertà. La pace si garantisce anche dimostrando di saper difendere ciò che si è.

La vera sfida, allora, ĆØ culturale ed educativa. Serve ricostruire un amore sano per l’Italia, senza estremismi e senza complessi. Tornare a valorizzare la nostra storia, il rispetto delle istituzioni, il legame con il territorio, le tradizioni e il senso della comunitĆ . 

PerchƩ una nazione che smette di credere in sƩ stessa rischia lentamente di perdere anche la capacitƠ di difendere il proprio futuro.


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