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Il Giro d’Italia e la follia che sfiora la tragedia

Due giovani invadono la carreggiata durante il passaggio dei ciclisti lanciati ad alta velocità. Non una “bravata” ma il segnale di quanto l’uso distorto dei social possa spingere alcuni ragazzi a sfidare il pericolo per un pò di visibilità.

(fonte foto Eurosport.it)

C’è una differenza enorme tra una stupidaggine e un gesto che può mettere a rischio la vita delle persone. Quanto accaduto a San Vitaliano, in provincia di Napoli, durante il passaggio del Giro d’Italia, appartiene purtroppo a questa seconda categoria.

Due giovani hanno invaso la carreggiata mentre il gruppo procedeva compatto ad alta velocità, arrivando a sfiorare i corridori nel tentativo di attirare l’attenzione e trasformare quei pochi secondi in un video da condividere sui social. Le immagini diffuse online mostrano chiaramente la pericolosità della scena: bastava un piccolo contatto, una sterzata improvvisa o una perdita d’equilibrio per provocare una caduta a catena con conseguenze potenzialmente devastanti. 

Per fortuna nessun atleta è finito a terra. Ma chi conosce il ciclismo sa bene cosa può accadere in un gruppo a quelle velocità. Una bici che tocca l’altra, un corridore che cade, decine di atleti coinvolti nel giro di pochi secondi. Lo sport e lo spettacolo avrebbero lasciato spazio alla tragedia.

Per questo sbaglia chi minimizza parlando di “bravata” o di semplice stupidità. Non è stato un gioco innocuo. È stata un’azione irresponsabile e pericolosa, aggravata da un elemento ormai sempre più presente: la ricerca ossessiva di visibilità sulla rete.

Attenzione, però: il problema non sono i social in sé. Sarebbe superficiale e ingiusto trasformare strumenti utilizzati ogni giorno da tutti noi in un capro espiatorio. I social possono informare, creare opportunità, diffondere cultura, connettere persone e persino avvicinare i giovani allo sport e alla partecipazione pubblica. Il nodo vero è l’uso distorto che alcuni ragazzi finiscono per fare, spesso influenzati da modelli tossici che premiano l’eccesso, la provocazione e il gesto estremo pur di ottenere visualizzazioni.

È qui che si deve aprire una riflessione seria. Perché negli ultimi anni si moltiplicano episodi in cui il desiderio di diventare virali (e famosi) supera il senso del limite e della responsabilità. Challenge pericolose, invasioni di campo, scherzi estremi, provocazioni e aggressioni riprese con il telefono in mano: situazioni diverse accomunate dalla stessa logica, quella della spettacolarizzazione a ogni costo.

Non riguardano i giovani come generazione perchè la stragrande maggioranza utilizza questi strumenti con equilibrio e intelligenza. Riguarda però quella parte più fragile ed esposta che rischia di confondere la popolarità con il valore della persona, finendo per inseguire l'attenzione attraverso comportamenti sempre più pericolosi e irresponsabili.

In questo senso, la rapida identificazione e denuncia dei responsabili rappresenta un segnale importante. Per uno dei giovani si valuta anche il Daspo. È giusto che ci siano conseguenze serie, perché chi mette in pericolo gli altri durante un evento di massa non può cavarsela con una pacca sulla spalla o con qualche post indignato sui social.

Non bastano solo le sanzioni, però. Serve un lavoro educativo più profondo che coinvolga famiglie, scuola, istituzioni e piattaforme digitali. Bisogna insegnare ai più giovani che la libertà online comporta anche responsabilità e che nessun contenuto virale vale il rischio di mettere in pericolo se stessi o gli altri. Allo stesso modo bisogna costringere le piattaforme digitali a responsabilizzarsi e a contrastare i fenomeni negativi.

Il Giro d’Italia è una grande festa popolare, amata proprio per la sua vicinanza alle persone e ai territori. Difendere questo spirito significa anche impedire che la ricerca di notorietà trasformi lo sport in un palcoscenico per gesti folli. Perché tra il desiderio di apparire e il rispetto della vita umana il confine non dovrebbe mai essere così sottile.


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hashtag: #GirodItalia #social #giovani #sicurezza #responsabilità 

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