In un mercato internazionale che rallenta, i cantieri italiani che continuano a crescere. Dietro gli yacht da sogno c’è un’intera industria fatta di lavoro, tecnologia e know how.
C’è un settore nel quale l’Italia non deve inseguire nessuno. È già davanti a tutti. Non riguarda la moda, il cibo o le automobili, eccellenze che conosciamo bene. Questa volta parliamo di nautica e, in particolare, delle imbarcazioni costruite nei nostri cantieri.
La notizia è di maggio e merita attenzione: mentre il mercato mondiale rallenta, la cantieristica italiana continua a crescere. Nel 2025 la produzione nazionale ha raggiunto un valore stimato tra 5,4 e 5,5 miliardi di euro. Rispetto al 2023 parliamo di un aumento del 5%, in un mercato globale che perde il 2,1%.
Detto ancora più chiaramente: nel mondo si sono vendute meno imbarcazioni nuove e quelle italiane hanno conquistato più clienti.
A certificarlo è la quarta edizione di The State of the Art of the Global Yachting Market, il rapporto realizzato da Deloitte insieme a Confindustria Nautica e presentato nella sede della Borsa Italiana. Per il presidente dell’associazione, Piero Formenti, lo studio dimostra la capacità dell’industria italiana di resistere e competere anche in una fase internazionale complicata.
Eppure di nautica si parla sempre poco. Forse perché yacht e superyacht appartengono al mondo del lusso e, in Italia, davanti alla ricchezza scatta spesso una sorta di pudore. Quasi che raccontare un’imbarcazione molto costosa significhi celebrare chi può permettersela. Ma qui non si tratta di fare l’elogio del lusso. Si tratta di capire quanto lavoro, quanta tecnologia e quanta economia ci siano dietro questi prodotti.
Quando pensiamo a uno yacht, vediamo quasi sempre il prodotto finito: un’imbarcazione elegante (o di lusso) che lascia il porto. Dietro quella barca esiste invece un mondo. Ci sono progettisti, ingegneri, falegnami, arredatori, tecnici elettronici, produttori di motori e aziende che realizzano componenti su misura. Ci sono grandi cantieri, ma soprattutto tante piccole e medie imprese capaci di trasformare esperienza e creatività in prodotti che pochi altri sanno costruire.
I dati che ho trovato aiutano a comprendere le dimensioni di questo mondo. Nel 2024 l’intera filiera nautica ha generato più di 14 miliardi di euro e coinvolto oltre 170 mila lavoratori. E c’è un numero che spiega ancora meglio la sua importanza: ogni euro prodotto dai cantieri ne mette in movimento complessivamente 5,2 nell’economia italiana, attraverso fornitori, servizi e attività collegate. Il cosiddetto indotto.
C’è anche un altro dato che aiuta a capire quanto il settore sia importante a livello internazionale: quasi il 90% della produzione viene venduto all’estero. Significa che i clienti stranieri acquistano lavoro, tecnologia e competenze prodotti nel nostro Paese. Nel settore dei superyacht il primato è ancora più netto: oltre la metà delle unità ordinate nel mondo viene realizzata da cantieri italiani.Il futuro, naturalmente, non è già scritto. Serviranno investimenti nella formazione, nei porti, nei nuovi materiali, nella digitalizzazione e nei motori a minore impatto ambientale.
Ma il punto di partenza è solido. Il mare non è soltanto vacanze e turismo. È industria, ricerca, occupazione ed esportazioni. Ed è uno dei luoghi nei quali l’Italia dimostra ancora di saper stare davanti a tutti.
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