Nel 2025 oltre 3,5 milioni di crocieristi e 862 approdi. Un primato italiano costruito nel tempo che dimostra quanto porti, infrastrutture e turismo possano contribuire alla crescita della nazione.
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| (fonte foto: pressmare.it) |
Non è soltanto un record per Civitavecchia. È un risultato che riguarda il Lazio e l’intera Italia. Secondo i dati diffusi dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, nel 2025 lo scalo ha registrato 3.556.559 movimenti crocieristici, il 2,81 per cento in più rispetto all’anno precedente, e 862 approdi. Mai così tanti in un porto italiano.
Nel dettaglio, 1.829.701 movimenti riguardano passeggeri in transito, molti dei quali scelgono Roma o altre destinazioni del territorio per le escursioni giornaliere. Altri 1.726.858 sono imbarchi e sbarchi: il traffico che qualifica Civitavecchia anche come porto nel quale la crociera comincia o finisce.
E il 2026 potrebbe spostare ancora più avanti questo traguardo. I dati relativi al primo semestre indicano una crescita del traffico crocieristico del 9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un andamento che rafforza la prospettiva indicata dal presidente dell’Autorità, Raffaele Latrofa: raggiungere entro la fine dell’anno la soglia dei quattro milioni di passeggeri.
È proprio la forza del traffico “turnaround”, cioè dei passeggeri che iniziano o terminano qui la propria crociera, a trasformare un semplice approdo in un vero motore economico. Chi parte o arriva può soggiornare nelle strutture ricettive, utilizzare i trasporti, mangiare nei ristoranti e acquistare beni e servizi. A questo si aggiungono i rifornimenti delle navi e le attività portuali. Tutto questo significa indotto, economia e occupazione.
Per decenni lo scalo è stato identificato soprattutto con i traghetti e i collegamenti per la Sardegna. La crescita crocieristica non è arrivata per caso e non ha cancellato quella vocazione. È stata costruita progressivamente attraverso nuove banchine, terminal moderni, servizi e investimenti. Un percorso portato avanti dalle Autorità portuali che si sono succedute, dalle istituzioni e dagli operatori privati.
Oggi Civitavecchia compete nella stessa fascia dei grandi scali europei di Barcellona, Southampton e Marsiglia. Ma i numeri non possono diventare un punto d’arrivo.
La presidenza di Raffaele Latrofa sembra averlo compreso. Dopo l’insediamento ha inaugurato una stagione improntata all’ascolto del territorio e al dialogo con la città e le istituzioni locali. Un metodo che può favorire la realizzazione dei progetti e accelerare lo sviluppo del porto. In questo approccio si ritrova sicuramente l’esperienza maturata come politico e amministratore locale, durante la quale ha seguito in prima persona lavori pubblici e grandi interventi.
La sfida, adesso, non è soltanto raggiungere la soglia dei quattro milioni, ma trasformare questa crescita in servizi migliori, formazione e nuova occupazione. Servono collegamenti ferroviari più rapidi con Roma e gli aeroporti, il completamento della trasversale Civitavecchia-Orte, fondamentale per collegare il porto all’autostrada A1 e ai principali corridoi logistici dell’Italia centrale, e una maggiore capacità di trattenere sul territorio la ricchezza generata dalle crociere.
Questa è la politica che guarda lontano: trasformare il mare da confine geografico in infrastruttura nazionale. Civitavecchia dimostra che, quando l’Italia programma e costruisce nel tempo, può competere con le migliori realtà europee.




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