La CGIL si avventura nella geopolitica per attaccare il governo, mentre le grandi vertenze del lavoro restano sullo sfondo.
Colpisce il fatto che Landini abbia scelto di ignorare, o di far finta di non sapere, come si siano realmente svolte le elezioni presidenziali in Venezuela e quale sia stata la sorte degli oppositori politici del regime. Secondo esperti e osservatori internazionali, quelle consultazioni sono state segnate da gravi irregolarità, con un’opposizione ridotta al silenzio, candidati esclusi o costretti all’esilio e un clima di repressione che poco ha a che vedere con una democrazia compiuta. Sempre secondo organismi internazionali e organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi anni in Venezuela si sono registrati arresti politici, detenzioni arbitrarie, espropriazioni e un esodo di milioni di cittadini costretti a lasciare il Paese per sfuggire al collasso economico e alla mancanza di libertà fondamentali.
Ma l’uscita su socialista Maduro non è un caso isolato. Da tempo la CGIL di Landini sembra aver spostato il proprio baricentro dall’azione sindacale alla battaglia politica. Negli ultimi anni il sindacato ha promosso o sostenuto scioperi e manifestazioni su temi come la guerra in Medio Oriente, la causa palestinese, le politiche migratorie, le riforme istituzionali, il Ponte sullo Stretto e, più in generale, contro l’azione del governo Meloni. Mobilitazioni legittime nel dibattito pubblico, ma che nulla hanno a che vedere con la contrattazione collettiva o con la tutela diretta dei lavoratori, materie di cui si dovrebbe occupare un sindacato.
Nel frattempo, mentre la CGIL scende regolarmente in piazza per contestare il Governo e Giorgia Meloni, le grandi vertenze del lavoro restano sullo sfondo. Il caso di Stellantis, con gli stabilimenti ex Fiat alle prese con riduzioni produttive, cassa integrazione e incertezze sul futuro industriale, è emblematico. Lo stesso vale per l’ex Ilva di Taranto, dove sicurezza, occupazione e prospettive produttive restano un nodo irrisolto da molti anni, senza una mobilitazione sindacale all’altezza della gravità della situazione. Su questo punto si innesta una critica sempre più diffusa anche fuori dagli schieramenti tradizionali.
Come ha affermato più volte anche il leader di Azione, Carlo Calenda, Landini sembra aver scelto di usare la CGIL come una clava politica contro il governo, snaturando il ruolo del sindacato e relegando in secondo piano le vere vertenze dei lavoratori. Una deriva che trasforma la rappresentanza sindacale in militanza politica e che lascia scoperti proprio quei lavoratori che il sindacato dovrebbe tutelare. Il punto è tutto qui: un sindacato può anche esprimere posizioni politiche, ma se perde il contatto con fabbriche, uffici e cantieri rischia di smarrire la propria ragion d’essere. I lavoratori italiani hanno bisogno di risposte concrete su ciò che li riguarda davvero. Di certo non la geopolitica.
AC, La Voce del Patriota 9 gennaio 2026 (leggi la fonte)
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