Giovannino Guareschi non è stato soltanto il creatore di Don Camillo e Peppone e l’autore di numerosi racconti ambientati nella Bassa padana, lungo il fiume Po. È stato anche un giornalista coraggioso, un polemista difficile da mettere a tacere e un monarchico convinto.
Proprio questo aspetto della sua vita e del suo pensiero è al centro di Tra storie e sogni. Guareschi il monarchico, pubblicato da dreamBOOK edizioni. Il libro nasce dal lungo lavoro di ricerca di Franco Ceccarelli ed è stato scritto insieme a Emiliano Procucci, seconda firma dell’opera.
Il volume riunisce racconti, articoli e testimonianze prima sparsi tra libri, giornali e riviste. Non cerca di costruire un Guareschi diverso da quello conosciuto, ma di completarne il ritratto. La sua fede monarchica, infatti, non fu un particolare secondario. Si legava alla sua idea di Italia, al valore dell’unità nazionale e alla ricerca di un punto di riferimento capace di superare le divisioni politiche.
Ceccarelli, perché un libro sul Guareschi monarchico?
“Perché questa sua convinzione emerge in moltissimi scritti, ma il materiale era disperso. Da lettore e storico appassionato ho sentito il bisogno di raccoglierlo e di dare ordine a una parte importante del suo pensiero”.
Quanto lavoro è stato necessario?
“Circa due anni e mezzo. Ho riletto le opere di Guareschi e le pagine del Candido, la rivista da lui fondata nel 1945. È stato un lavoro paziente, svolto soprattutto attraverso la lettura dei materiali originali”.
La monarchia di Guareschi era soltanto nostalgia?
“No. Per lui il Re rappresentava un punto di riferimento per tutti gli italiani, capace di stare al di sopra delle divisioni politiche. La sua era una scelta legata alla storia, ai sentimenti e a una precisa idea dell’Italia”.
Nel libro ritornano la famiglia, la fede e la comunità. Perché?
“Perché erano i punti fermi del suo mondo. Guareschi raccontava persone semplici, la vita quotidiana e i legami concreti. Difendeva una società nella quale la libertà non era separata dalla responsabilità, dalle tradizioni e dal rispetto”.
Il volume vuole riaprire la questione monarchica?
“Non è questo lo scopo. Vuole aiutare a fare pace con la storia. L’Italia non è nata nel 1946, ma nel 1861. Dopo il referendum, monarchici e repubblicani hanno contribuito insieme alla ricostruzione del Paese”.
Guareschi dovrebbe essere letto nelle scuole?
“Sì, non per imporre ai ragazzi un’idea politica, ma per la qualità della sua scrittura e per la sua libertà di giudizio. Guareschi insegna che si possono difendere le proprie convinzioni senza smettere di amare l’Italia”.
È forse questo il messaggio più interessante del libro. Non bisogna essere monarchici per leggerlo, ma occorre liberarsi dai pregiudizi per comprenderlo. Ceccarelli e Procucci riportano alla luce una parte trascurata di Guareschi e invitano il lettore a confrontarsi con essa. Senza nostalgia e senza processi tardivi, ma con il rispetto dovuto alla storia e a uno scrittore che non ebbe mai paura di andare controcorrente.
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