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martedì 11 dicembre 2018

"RedLand, Rosso d'Istria" il film sulle Foibe che non c'è

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E' quasi impossibile trovare il film nelle sale italiane. Le foibe sono una vicenda scomoda per la sinistra visto quello che fecero nel dopoguerra, quindi non va trattata e tanto meno divulgata al cinema. Un vizietto tutto nostrano per relegare nel dimenticatoio i crimini che non si possono ammettere, come il massacro delle Foibe perpetrato contro il nostro popolo dai comunisti di Tito, oramai storicamente accertati. 

"Redland, Rosso d'Istria" racconta il periodo particolarmente tormentato della nostra storia che va dall’8 settembre 1943, quando il maresciallo Badoglio, capo del Governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio gettando l'Italia nel caos alla fine della seconda guerra mondiale. L’esercito è allo sbando e il dramma diventa tragedia per i soldati abbandonati a sé stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili istriane, fiumane, giuliane e dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i comunisti jugoslavi di Tito che avanzano in quelle terre facendo una vera e propria pulizia etnica con migliaia di nostri connazionali gettati, vivi e morti, nelle “Foibe”. Le grandi cavità carsiche diventate uno strumento di martirio e la tomba per questi italiani. Le motivazioni? L’eliminazione dell’etnia italiana nell’ambito dell’esodo istriano. La vendetta contro i fascisti e, in generale, eliminazione dei possibili oppositori politici al comunismo titino.

Violenze di cui per molto tempo è stato difficile, se non impossibile parlare. Una pellicola coraggiosa che merita di essere supportata per aver squarciato il velo di ipocrisia su un eccidio così crudele. Un film verità che bisogna vedere per salvaguardare la memoria e respingere ogni tentativo di negazionismo, com'è avvenuto per decenni. Ma anche per sostenere chi ha avuto il coraggio di pensarlo e di realizzarlo. Dovremmo attivarci tutti per farlo mettere in programmazione nelle nostre città. 

venerdì 7 dicembre 2018

Sull'ecotassa il Governo ha i nervi tesi. E' scontro tra Lega e M5S


E’ l’ecotassa il nuovo terreno di scontro all'interno del governo. La nuova tassa, voluta dai grillini e passata alla Camera con un blitz nella tarda serata di martedì, proprio non piace al vicepremier Matteo Salvini e agli “alleati” della Lega che  si sono affrettati a manifestare la loro contrarietà a qualsiasi ulteriore balzello per gli italiani.

La norma, che servirebbe a incentivare la diffusione delle auto a basse emissioni inquinanti, prevede un bonus, sotto forma di incentivo, per chi acquista auto a gas, ibride o elettriche e una tassa per quelle con carburanti inquinanti, auto di grossa cilindrata ma anche molte utilitarie, come la la Fiat Panda che è uno dei modelli più diffusi in Italia. 

Nonostante le critiche arrivate dalla quasi totalità dei costruttori, sindacati, associazioni di consumatori e da buona parte dell'opinione pubblica i due movimenti, 5 Stelle e Lega, sembrano intenzionati ad andare avanti e misurasi su questo fronte: il sottosegretario all'Economia Laura Castelli si appella al contratto di governo e blinda l'emendamento alla manovra, Salvini è fermo sulla sua contrarietà: «le quattro ruote sono già ipertassate. Con la Lega l'ecotassa non passerà mai» e Luigi Di Maio promette correzioni al Senato: «non vogliamo mettere tasse sulle auto, ma dare bonus a chi acquista auto che non inquinano». Meno accondiscendente è il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che preferisce essere diretto e dire come la pensa il Movimento: «chi non intende allinearsi alla salvaguardia del pianeta, deve essere sfavorito». Contrari alla tassazione sulle automobili sono Cgia e Codacons. Con l'introduzione dell'imposta si mettono a rischio 50 mila posti di lavoro nell'autoriparazione, afferma la Cgia di Mestre. Più grave la reazione di Codacons, che si dice pronto a una "guerra legale". 

Un tutti contro tutti che non aiuta a rasserenare gli animi e a tranquillizzare gli italiani in questa fase di incertezze, visto anche quanto accade Oltrealpe. La norma va rivista perchè non può passare il concetto che l'incentivo, voluto dal Governo Conte, lo debbano pagare gli automobilisti che non vogliono o non possono permettersi un'auto elettrica. Così com'è proprio non piace: è iniqua e sembra voler punire tutti; chi può permettersi una macchina di grossa cilindrata e chi deve accontentarsi di un'utilitaria. 


Due forze politiche che non sembrano riuscire a trovare la sintesi perchè ideologicamente distanti e rappresentative di valori, interessi e categorie differenti tra loro, se non opposti: come il nord produttivo col sud assistenzialista, i condoni con le tasse, gli imprenditori con i disoccupati, i diritti con i doveri, il populismo della Lega con la "liquidità" del Movimento. Un'alleanza innaturale che sarebbe potuta diventare una storia d'amore e che rischia di trasformarsi in un fallimento politico.

mercoledì 5 dicembre 2018

Andare avanti, oppure no. Ecco come cambia la manovra finanziaria

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Potrebbe arrivare a breve un nuovo dietrofront del Governo Conte sul deficit. La penultima correzione alla finanziaria, fatta un mese fa, prevedeva un deficit non più fisso al 2,4% per tre anni, com'era in origine, ma una riduzione graduale nel secondo e terzo esercizio fino ad arrivare al 2% nel 2021.

Secondo alcune fonti governative, riportate dalla stampa nazionale, l'esecutivo sarebbe pronto ad assecondare l'Unione europea e a ridurre ulteriormente il rapporto deficit/Pil previsto nella manovra di bilancio, portandolo al 2% già nel 2019. In pochi giorni il provocatorio "andiamo avanti" (quasi come il più famoso "me ne frego"), detto dal Governo Conte dopo la bocciatura della manovra da parte della Commissione europea, rischia di trasformarsi in un detrofront vertiginoso.  

Se queste anticipazioni saranno confermate, non dovrebbero esserci più, nel pacchetto emendamenti presentato alla Camera, il taglio alle pensioni d'oro e le norme sulla famiglia. In totale sarebbero oltre cinquanta le sforbiciate alla spesa pubblica per far quadrare i conti. Vediamo le voci più significative.

La Flax tax al 15%, già ridotta alle sole partite iva, non verrebbe applicata per "l'esercito" dei collaboratori a contratto che lavorano esclusivamente, o quasi, con i datori di lavoro. 25 milioni andrebbero alle Forze armate e di polizia per il riordino delle carriere professionali. 30 milioni l'anno, per 10 anni, al CNR (Consiglio nazionale delle ricerche). 120 milioni alle regioni per 4000 assunzioni nei centri dell'impiego. 120 milioni nel 2019 e 160 milioni nel 2020 per il fondo destinato al reddito di cittadinanza. Nel campo sanitario, ci dovrebbe essere la possibilità di assumere, negli ospedali pubblici, medici senza concorso, a tempo determinato, per sopperire alle carenze organiche e dovrebbero essere destinati 350 milioni di euro in 3 anni per ridurre le liste d'attesa.

Insomma, con lo spread che rimane su e la procedura d'infrazione che diventa sempre più minacciosa sembra che il ministro Tria si sia convinto a rivedere l'impianto della manovra per non avere a che fare con i Commissari di Bruxelles. Dati, che se confermati, si tradurranno in più di un passo di lato per i due vicepremier che si apprestano ad assaltare il Parlamento europeo alle prossime consultazioni. Nell'eventualità speriamo siano, almeno, passi fatti per il bene del Paese.

@AntonioCacace

domenica 25 novembre 2018

Monnezza e termovaloriazzatori letali per i politici italiani


I rifiuti e i termovalorizzatori si confermano due argomenti letali per la classe politica italiana, nuova e vecchia in egual misura. La materia, si sa, è delicata e va trattata con cautela. Ne sanno qualcosa i due vice premier Salvini e Di Maio che, proprio sull'emergenza rifiuti in Campana e sull'ipotesi di realizzare nuovi inceneritori, hanno creato l'ennesimo imbarazzo al governo e provocato una nuova tensione fra loro e i rispettivi movimenti politici. Il primo, Matteo Salvini, ne vorrebbe uno per ogni provincia mentre il secondo, Luigi Di Maio, li considera tecnologicamente superati e preferisce chiudere la partita trincerandosi dietro il contratto di governo che non parla di termovalorizzatori ma di generiche soluzioni innovative e di obiettivi dallo slogan ad effetto come «rifiuti zero» e «recupero e riciclo dei rifiuti» che dovrebbero avvenire in regioni, come la Campania, dove l'emergenza è diventato un fatto ordinario e la raccolta differenziata è rimasta un'utopia. Quindi col problema che si fa? Niente, può continuare ad attendere, del resto non è nato ieri ma è roba vecchia come la monnezza che brucia ai bordi delle strade.

In ogni modo, questa nuova emergenza nel napoletano, ciclicamente incapace di smaltire tutta la "munnezza" che produce e assediato dai roghi tossici, ha riaperto la questione dei termovalorizzatori (che in Italia non si costruiscono ma all'estero sì) e della gestione dei rifiuti, molto cara a chi la gestisce - visto i fiumi di denari che produce - meno al potere centrale dello Stato perchè occuparsene mette a rischio il consenso popolare, che è merce preziosa per chi governa le pubbliche istituzioni.

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Sull'argomento è voluto intervenire anche l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che nel 2008, su incarico del governo guidato da Silvio Berlusconi, realizzò il termovalorizzatore di Acerra, ancora oggi l'unico presente in Campania e nel sud Italia ed, ovviamente, insufficiente, da solo, a smaltire i rifiuti di un'intera regione. Bertolaso, impegnato in questi giorni al "Cantiere Italia", il rassemblement voluto da Gianni Alemanno per aggregare i tanti dirigenti di destra rimasti senza partito, ha pubblicato un video sulla sua pagina facebook per sostenere la causa dei termovalorizzatori. L'ex uomo forte della Protezione Civile ha parlato del "suo" termovalorizzatore di Acerra definendolo «la più grande opera pubblica che sia stata realizzata nel corso degli ultimi 20 anni nel Centro Sud Italia». Una struttura, a detta di Bertolaso, perfettamente funzionante e costantemente tenuta sotto controllo dalle autorità sanitarie e ambientali tant'è che «nell’ultimo anno - fa sapere - l'impianto ha avuto 56 visite da parte di Asl  e Agenzie per l’ambiente e funziona tutto alla perfezione. Tutti i valori di emissione di gas sono largamente al di sotto del minimo richiesto dalla Commissione europea in materia di salute ambientale. Sono valori inferiori a quelli emessi dai tubi di scarico dei camion che percorrono la Roma Napoli a 5 chilometri di distanza. Quello che inquina in Campania non è certo il termovalorizzatore di Acerra, ma tutto il resto. Questo bisogna dirlo forte chiaro - ha affermato in aperto contrasto col M5S - e se c’è qualcuno che ha dei dati per dimostrare il contrario di ciò che ho detto le tiri fuori anziché parlare di “barzellette”». Bertolaso chiude il suo video lanciando l'allarme sull'emergenza rifiuti che, secondo lui, è molto vasta e va oltre Napoli e la regione Campania. «Qui non si tratta solo di Campania, sono in emergenza anche Lazio, Puglia, Calabra e Sicilia. Nei prossimi quattro/cinque anni i tre quarti del paese sarà in emergenza e non sapremo dove mettere la spazzatura che produciamo ogni giorno. Basta demagogia» ha concluso.

Insomma, lo scandalo dei rifiuti è nuovamente sotto gli occhi di tutti eppure, anche questa volta, il governo decide di non affrontarlo e di rinviarlo a data da destinarsi limitandosi a gestire gli effetti dell'emergenza anche se più costosi, più dannosi e più pericolosi per gli italiani.  Lo Stato, quindi, continua a rimanere l'assente ingiustificato e l'emergenza dei rifiuti, che nel frattempo in questi anni si è strutturata nei territori, continua ad essere uno dei principali affari della criminalità organizzata e degli stati stranieri che bruciano i nostri rifiuti, nei loro termovalorizzatori, realizzati dai nostri ingegneri. In questo, la nuova e vecchia politica, i governi del cambiamento e quelli "tradizionali", si somigliano molto: entrambi rimangono imbrigliati nelle emergenze (vedi la terra dei fuochi ma anche l'Aquila, Amatrice, il ponte di Genova ecc. ecc.) ed evitano di realizzare opere che vanno oltre il loro mandato e di programmare politiche di sviluppo a medio e lungo termine. Non so dire se i termovalorizzatori sono la soluzione al problema e se o quanto inquinano ma so che la politica deve saper risolvere i problemi di tutti i giorni e contemporaneamente saper programmare un futuro migliore. Lo so perché lo insegnavano a scuola tanti anni fa.

@AntonioCacace

lunedì 12 novembre 2018

Per non dimenticare: 15° anniversario della strage di Nassiriya

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In un mattino di novembre a Nassiriya nel sud dell’Iraq, un boato spezzò  la vita all’interno della base italiana in missione di Pace.
Nell’attentato del 12 novembre 2003 persero la vita 19 italiani: 12 erano carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili (un regista ed un cooperatore internazionale).


Alle ore 10.40, ora locale (le 08.40 in Italia), un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti alla base MSU (Multinational Specialized Unit) italiana dei Carabinieri, provocando l’esplosione del deposito munizioni  e la morte di diverse persone tra Carabinieri, militari e civili.

Il tentativo di un Carabiniere, di guardia all’ingresso della base “Maestrale”, di fermare con il fucile  in dotazione gli attentatori suicidi riuscì, tant’è che il camion non esplose all’interno della caserma, ma sul cancello di entrata, in caso contrario la strage sarebbe stata di ben più ampie dimensioni.

I primi soccorsi furono prestati dagli stessi Carabinieri, dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo.

Mi piacerebbe che ognuno di noi li ricordasse a proprio modo, magari in silenzio. Vorrei che ognuno di noi, non dimenticasse i nostri uomini caduti in terra straniera per servire la Patria!
PER NON DIMENTICARE

domenica 28 ottobre 2018

Un Mussolini all’Europarlamento? Lo chiediamo a lui, a Caio Giulio Cesare Mussolini, pronipote del Duce.


di Antonio Cacace.

 Caio Giulio Cesare Mussolini potrebbe essere, dopo Alessandra Mussolini, il nuovo discendente del Duce eletto al Parlamento Europeo. Caio deve il suo nome all’incrociatore militare intitolato al genio romano che in molte lingue, dal russo (Czar) al tedesco (Kaiser), incarna il Capo per antonomasia. E' pronipote di Benito Mussolini, nipote di Vittorio e figlio di Guido Mussolini. Indiscrezioni sempre più insistenti lo indicherebbero come un candidato di punta di Giorgia Meloni alle elezioni europee che si terranno nel prossimo maggio. Lui non conferma né smentisce: dice di non aver ancora preso una decisione definitiva ma, negli ultimi mesi, lo si vede sempre più spesso (e in forme sempre più ufficiali) ad eventi, convegni e manifestazioni di Fratelli D’Italia, non ultima “Legio”, la kermesse di Gioventù Nazionale (il movimento giovanile del partito) che si è svolta il 6 e 7 ottobre scorsi a Giugliano in Campania, alle porte di Napoli.

 Chi conosce Caio Mussolini lo descrive come una persona gentile, affabile e determinata. Ha cinquant’anni, è nato a Buenos Aires in Argentina, cresciuto in Venezuela, ha trascorso molti anni a Taranto e La Spezia e ora vive negli Emirati Arabi Uniti. Ama lo sport, ha due lauree, parla correntemente l’inglese e lo spagnolo e, dopo la carriera come ufficiale nella Marina Militare Italiana, conclusasi dopo il comando navale nel 1999,  è diventato un manager affermato nel campo della difesa lavorando prima in Oto Melara, poi Finmeccanica e ora in Drass. Lo intervistiamo oggi, come personaggio del giorno, per Fascinazione.info.

Buonasera Caio e benvenuto su Fascinazione.info. Rompiamo subito il ghiaccio con tre domande dirette: lei è di destra? Cosa ne pensa di Salvini e della sua politica sull’immigrazione? E’ vero che si candiderà alle prossime elezioni europee con Fratelli D’Italia?

 Vedo che iniziamo subito con domande “semplici”... Bene! Intanto lei dovrebbe spiegarmi bene cosa si intende per “essere di destra” oggi, poiché è sempre più difficile e complicato dare una precisa etichetta politica. Il PD, partito di sinistra, ha massacrato i lavoratori e favorito le banche, mentre CasaPound, di destra, nel suo programma chiede l’abolizione delle leggi che favoriscono il precariato e la “flessibilità” col potenziamento della legge sull’apprendistato, sono contro le privatizzazioni, per l’aumento delle pensioni minime e chiedono anche la cancellazione della Legge Fornero. Quindi, parliamone...
 Senza scomodare troppo la filosofia, se oggi essere di destra vuol dire amare la patria, essere orgoglioso di sentirsi italiano per le nostre tradizioni e cultura e volerla preservare, ritenere che uno stato debba tutelare prima i propri cittadini, chiedere un freno all’immigrazione clandestina, essere contro le droghe o l’utero in affitto, credere nella meritocrazia e nell’onestà, ritenere primario il primato dello stato sugli interessi privati, allora penso di potermi definire di persona di destra, anche se oggi questo concetto é molto sfumato rispetto al passato.
 Per quanto riguarda la domanda su Salvini, le sue politiche sull’immigrazione a mio parere sono solo politiche di buon senso. Gli attacchi contro di lui sono pretestuosi e vergognosi. Semplicemente l’Africa in Italia non ci sta...   
 In merito alle prossime elezioni, come già ho avuto modo di dire nei giorni scorsi, sto ancora valutando. Da sommergibilista, sono in fase di ascolto e di acquisizione dati. 

 Diretto ed esaustivo, non potevo sperare in un inizio migliore. Del resto, chi la conosce bene mi aveva anticipato queste sue doti. Elezioni a parte, la vediamo sempre più spesso alle kermesse di Fratelli D’Italia. Perché ha scelto il partito di Giorgia Meloni e cosa l’ha convinta?

 Quando ero ufficiale in Marina non ho mai, ritengo giustamente, partecipato a nessun evento politico. Un ufficiale deve essere apolitico e super-partes secondo me. Poi, avendo vissuto tanti anni all’estero era anche difficile partecipare. In questi ultimi anni, specie vedendo la situazione politica ed economica dell’Italia, ho iniziato ad interessarmi maggiormente e a partecipare a qualche evento, portando il mio contributo personale di esperienza in settori che ritengo conoscere abbastanza bene. Ad esempio, lo scorso agosto sono stato a Taranto, e abbiamo organizzato un evento per parlare di immigrazione presso la sede di Gioventù Nazionale, poi c’è stato Legio, a Giugliano.

Perché Fratelli D’Italia e non la Lega ad esempio? Cosa li differenzia?

 Ci sono alcune differenze importanti. Salvini è oggi il leader di un movimento che nasce anti-italiano e lui ha radici personali di sinistra. Io ricordo bene quando la Lega Nord premeva per separare il nord Italia, e pur capendo e giustificando alcune delle insofferenze del nord, non ho mai pensato che la secessione potesse essere una soluzione ai problemi dell’Italia. La destra vera invece è per una Italia unita, forte e che cresca tutta assieme per migliorare il benessere di tutti i cittadini.
 Purtroppo, bisogna riconoscere che la Lega ha saputo sicuramente parlare e comunicare meglio, appropriandosi di temi storicamente di destra. Salvini è senza ombra di dubbio un grande comunicatore, con un team di persone molto valide che lo supporta da anni guidate da Luca Morisi definito un Filosofo del web, un guru di Internet che ha costruito la nuova immagine di Salvini.
 Basti pensare al soprannome di “Capitano”. Pensiamoci un attimo: ma capitano di cosa? Mi pare che Salvini abbia fatto il militare in fanteria, ma da qui a farsi chiamare Capitano ce ne passa, eppure la gente lo chiama così. Quando mi chiamano Comandante, è perché io ho fatto il comandante di una nave da guerra della Marina Militare Italiana, mica perché un guru lo ha deciso...
 Avrete poi notato che Salvini ha citato nelle ultime settimane più frasi di Mussolini o D’annunzio che nessun altro politico. Sta continuando a porsi come unico referente della “destra” in Italia. Tuttavia la Lega secondo me non può essere confusa con la destra italiana, quella storica, poiché la destra sociale del nostro Paese, ora rappresentata da Fratelli D’Italia ha radici ben più profonde e molto diverse dalle sue.
 Tuttavia, ritengo che in questo momento storico i programmi di FdI e Lega siano convergenti su molti aspetti, e siano sovrapponibili al 90%, e quindi una eventuale partecipazione alle prossime elezioni europee assieme, magari sotto un cappello sovranista, potrebbe essere una novità molto interessante nel panorama politico italiano.

Il raggruppamento dei Sovranisti in un unico listone per le europee è uno scenario nuovo e interessante che sta trapelando in questi mesi - tra conferme e smentite dai leader dei due partiti - e immaginiamo che sarà un argomento che verrà messo sul tavolo e affrontato nei futuri incontri tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Seguiremo gli sviluppi.  Parliamo di Europa, o meglio di Unione Europea. Qual’è per lei la ricetta per far uscire l’Italia dalla morsa dell’UE? Sempre se ritiene che il nostro Paese si trovi in questa situazione.

 Ho sempre sostenuto che il problema politico principale della UE fosse l’Euro, la moneta, che ha di fatto creato oggi una Europa a due velocità, con grandi squilibri, che vedono alcuni paesi con un ruolo di strozzini e altri nel ruolo di strozzati. I parametri imposti (e ahimè accettati) stanno indebolendo tutte le strutture di welfare che fungevano da cuscinetto nel nostro Paese, creando un effetto spiralizzante perverso: si taglia per pagare il debito, si riducono gli investimenti e la spesa nel sociale, si aumentano le tasse, la gente ha meno denaro, non si rilanciano i consumi e il risultato finale è quello di creare ulteriore povertà... Un ciclo perverso.
 Oggi viviamo una dittatura dell’Euro e delle banche, tutte private, che condizionano pesantemente i governi. E’ vero che la BCE inietta liquidità, ma lo fa alle banche, che speculano e investono in titoli finanziari invece che farli usare dalle aziende. Com’è possibile che la BCE dia denaro allo 0.2-0.3% alle banche, mentre queste richiedono, per dare un mutuo a un imprenditore, un tasso del 7-8%? Quei soldi dovrebbero arrivare direttamente nell’economia reale, non alle banche.  L’economia italiana si basa sulle micro, piccole e medie imprese, dove vengono occupati l’80% dei lavoratori, e invece di favorirle lo Stato accetta che vengano asfissiate, attraverso prestiti da usura e un regime fiscale insostenibile.
 Per migliorare la nostra situazione, dobbiamo riacquistare nella finanza parte della sovranità ceduta. Diventa l’unica soluzione percorribile. Dovremmo inoltre ridiscutere alcuni dei trattati costitutivi, le politiche fiscali e molti degli accordi, come quello anacronistico di Dublino che ci tocca in modo particolare. Ovviamente dobbiamo migliorare drasticamente la nostra efficienza e ridurre gli sprechi che sono ancora enormi, specie nel settore pubblico. 

C’è spazio, secondo lei, per un progressivo recupero della sovranità nazionale in Italia?

 Io lo auspico. Anche se non sarà facile. Bisogna tuttavia fare attenzione poiché è un equilibrio molto delicato e non bisogna cadere nella facile demagogia. Se tutti fanno i sovranisti si ritorna al medio evo. Tuttavia, se non agiamo, rischiamo la perdita delle conquiste ottenute in decenni di sacrifici e lavoro, il depauperamento dello stato sociale, e rischiamo di vedere la generazione dei nostri figli stare molto peggio rispetto a quella nostra. Non li stiamo lasciando nessun futuro.

Le ribalto la domanda di prima sull’Unione Europea: cosa dovrebbe fare la UE per far uscire dalla crisi economica l’Italia? Quali politiche dovrebbe promuovere?

 Intendiamoci, è l’Italia che deve darsi da fare per uscire da sola dalla crisi economica, non è un compito della UE. Certo che, considerando la nostra particolare struttura economica e finanziaria, diverse delle politiche messe in atto dalla UE non ci aiutano molto, e per questo dovremmo essere molto più attivi in sede europea.
 In Italia sono necessarie profonde riforme, prima fra tutte la questione fiscale, bisogna semplificare la burocrazia, ridurre le tasse, supportare gli imprenditori che creano ricchezza, lottare contro la corruzione, combattere il precariato e il lavoro in nero, efficientare la giustizia.
 Io, purtroppo, al momento vedo invece che ci si concentra su leggi come quella sul condono o sul reddito di cittadinanza, che vanno proprio nella direzione opposta a quella secondo me auspicabile. E’ solo spesa, assistenzialismo becero che non attiverà i consumi.

Veniamo, allora, al governo italiano. Si sente di dare un consiglio al Premier Conte e al ministro Tria, anche in virtù di quello che sta accadendo in questi giorni? Su domande come queste, le anticipo, accettiamo anche risposte in politichese, non vogliamo crearle casi diplomatici” prima del tempo. 

 La ringrazio per la premessa, non mi sarei comunque permesso di dare un consiglio al nostro Presidente del Consiglio o a un Ministro. Loro sono al governo e quindi che governino, al meglio delle loro possibilità e capacità, poiché i problemi dell’Italia sono tanti e non ci si può comportare come se fossimo in perenne campagna elettorale.

A proposito di campagna elettorale, pensa anche lei che le prossime elezioni europee saranno determinanti?

 Si, penso che le prossime elezioni europee potrebbero portare grandi novità e cambiamenti che sicuramente modificheranno l’attuale stato delle cose. Questa Europa non piace a molte persone poiché la sentono lontana dalle esigenze reali. Le istituzioni europee, la finanza e la burocrazia hanno preso il sopravvento sull’uomo, e quando c’è stata la necessità di avere una unione europea forte a supporto di una nazione (nel nostro caso penso ai nostri Marò in India, o al caso Regeni in Egitto) si vedono tutti i limiti dell’attuale architettura. Vi pare poi possibile che una nazione europea, la Francia, bombardi una nazione sovrana come la Libia in maniera autonoma e senza nessuna concertazione europea o internazionale? Vi sembra normale che la Gendarmeria francese scarichi immigrati clandestini nel territorio Italiano oppure che definiscano “vomitevole” una nostra decisione, per poi fare molto di peggio? 

Sta parlando, per caso, di quell’Europa dei Popoli e delle Nazioni tanto cara al MSI e a Giorgio Almirante? Che tipo di Europa sogna Caio Mussolini?

 L’Europa è una idea che mi affascina, tuttavia deve essere, appunto, una Europa dei popoli e non della finanza e delle banche, una Europa solidaria, dove ogni paese può mantenere le proprie specificità, e dove l’uomo venga prima di tutto. Se molti cittadini oggi vedono l’Europa come un qualcosa di lontano, un carrozzone burocratico, guidato da funzionari alieni ai problemi reali dei cittadini, qualche ragione di fondo ci sarà pure per questo malcontento?

Allora è vero che è di destra?

 Non é questione di essere di destra, é semplicemente buon senso.

Torniamo sulla politica italiana. Cosa pensa della classe dirigente? Va bene o bisogna rinnovarla? Ed eventualmente: come si forma, visto che i partiti si trovano prevalentemente solo sulla rete? Come si fa, ad esempio, a preparare un buon eurodeputato considerando che, oramai, la maggior parte dei candidati sono esterni ai partiti?

 I partiti si sono trasformati moltissimo, e non esistono più i quadri politici che crescevano frequentando “scuole” tipo quella delle Frattocchie del PCI o della Camilluccia per la DC. La Lega da qualche anno ha iniziato una scuola politica, anche se limitata solo a qualche giorno di partecipazione e anche la Fondazione A.N. emette bandi per la loro scuola di formazione politica. Si avverte ancora l’esigenza di formare i futuri politici ma forse bisognerà trovare vie diverse. 
 Sui 5 Stelle preferirei stendere un velo pietoso, visto che oggi contano di più i like su una pagina Facebook o Twitter, oppure ripetere ossessivamente slogan sostenendo tutto e il contrario di tutto come fanno loro, piuttosto che le vere competenze o conoscenze in un dato settore. Le pare possibile avere un Ministro del Lavoro che non ha mai lavorato prima? Io capisco la voglia di cambiamento, la rabbia delle persone che si sentono tradite da una politica lontana da loro, ma con politici così si rischia di fare la fine del Venezuela.
 Per le elezioni Europee, dato il tipo di attività più “strategica” e considerando che ci si muove in un contesto europeo, sarà importante scegliere persone con un adeguato profilo internazionale, che sappiano agire in quell’ambiente, che parlino le lingue, che risiedano permanentemente a Bruxelles e non ci vadano per un giorno al mese, in modo da sviluppare quella rete di contatti e network utili poi per perorare gli interessi dell’Italia in sede UE. E se non si trovano tra i politici, esistono professionisti capaci e preparati che potrebbero dare il loro contributo, basterebbe coinvolgerli.

Il tema immigrazione sta avendo un ruolo sempre più determinante nella politica nazionale ed europea e spesso, sulla base di come la si pensi sull’argomento, si sta da una parte o da l’altra dello steccato ideologico. Qual’è la sua ricetta e che tipo di accoglienza promuoverebbe se fosse lei, oggi, il Presidente del Consiglio italiano?

 Il tema dell’immigrazione mi interessa particolarmente per varie ragioni. La prima è che gran parte della mia famiglia sono stati emigranti. Il padre di mia nonna Orsola emigrò a inizio del 1900 in Sud America, per vendere bilance. Mio nonno assieme alla famiglia furono costretti a emigrare a Buenos Aires dopo la guerra. Mia madre era Argentina. Io stesso sono cresciuto a Caracas, in Venezuela, quando era uno dei paesi più belli e ricchi del mondo prima dell’arrivo di Chavez e Maduro che con la loro ridicola rivoluzione chavista bolivariana in 20 anni lo hanno distrutto; e dal 2007 abito negli Emirati Arabi. Inoltre ho fatto la mia tesi all’università sull’immigrazione italiana in Argentina e le sue conseguenze nei vari ambiti di quel paese.
 Grazie a queste esperienze, sono dell’idea che la gestione scellerata degli ultimi governi di sinistra abbia trasformato l’immigrazione da fenomeno potenzialmente virtuoso a uno dei problemi maggiori in Italia, e lo si è visto con i cittadini che hanno premiato la Lega per le loro posizioni alle ultime elezioni. Pensare di fare entrare 170/180.000 immigrati illegali l’anno senza controlli, dei quali poi solo circa il 7% ha diritto di protezione o asilo è semplicemente una pazzia. Cosa ne facciamo? Dove li mettiamo? E i costi chi li paga? Poi c’è il problema dell’integrazione, che come prima cosa deve essere “voluta” altrimenti non funziona. E devono essere gli stranieri, che vengono nel nostro paese, ad adattarsi ai nostri usi e costumi, e non pretendere il contrario. Chi delinque  deve essere rispedito al proprio paese, immediatamente. Bisogna gestire i flussi migratori decidendo le quote e le tipologie di lavoratori necessari di anno in anno, come fanno in Canada o Australia, finanche decidere i paesi di provenienza. Nessuno mette in discussione che l’immigrazione possa contribuire alla crescita del paese, ma non sono certo le risorse boldriniane che hanno invaso l’Italia negli ultimi anni che ci pagheranno la pensione.

Il rapporto con il suo cognome, particolarmente impegnativo, come lo vive? 

 E’ ovvio che il mio cognome mi abbia condizionato sin da piccolo. Mio nonno Vittorio negli anni ‘80 mi diceva che bisognava aspettare che le persone che avevano vissuto quel periodo morissero, e che solo allora si sarebbe potuto discutere di quegli anni con più serenità, giudicare il fascismo con più obiettività, e di conseguenza noi avremmo potuto vivere più tranquillamente. Purtroppo mio nonno si sbagliava e dopo altri 30 anni dalla fine del Fascismo, siamo forse ora messi peggio di prima.
 Le racconterò un aneddoto: mia zia Marina, la figlia di Bruno, mi disse che a Roma nel 1947, quando era una bimba un medico dell’ufficio di igiene non le fece un vaccino perché si chiamava Mussolini. Le disse: “ancora ce ne sono di questi qui...?” Vogliamo parlare di Romano e dei picchetti per non farlo suonare con la sua banda Jazz? O ancora oggi delle proteste contro mia cugina Edda quando va in giro per l’Italia a presentare il suo libro sulla nonna Rachele? E quello che mi é successo la settimana scorsa con Facebook, dove non ho potuto usare il mio vero cognome come username perché non me lo permette...
 Io ho sempre sostenuto che una persona si ritrova il proprio nome e cognome senza avere fatto nulla, e che si debba essere considerati per quello che si è e quello che si fa. Tuttavia c’è ancora gente prevenuta, che mi giudica ancora prima di conoscermi sia a destra che a sinistra. E ancora oggi, e non solo io ma molti della mia famiglia, continuiamo a dover sempre provare di essere persone ‘normali’... 

Immagino… Chiudiamo questa bella e particolare intervista con un pò di leggerezza, vediamo se riesco a prenderla in contropiede e a far fare lo scoop a Fascinazione: si candiderà alle europee di maggio? Ai lettori di Fascinazione può dirlo, tanto saranno “solo” qualche centinaia di migliaia a leggerla. 

 Ci sto pensando, ma non ho ancora deciso. Avremo modo di riparlarne sicuramente...

Prendo questa risposta come un impegno ufficiale allora e l’attendo sempre qui, su questa sedia e su queste pagine virtuali per sciogliere la riserva. Grazie Caio per la disponibilità, è stato un piacere intervistarla e sapere qualcosa di più su di lei. Un sincero in bocca al lupo per il futuro. A destra si risponde “Viva il lupo”.

 Si, lo sapevo. Ma io da marinaio uso più spesso in “Culo alla balena”!

venerdì 7 settembre 2018

Sequestro conti Lega. Una sottoscrizione popolare per restituire i 49 milioni di euro.


A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Lo diceva Giulio Andreotti e chissà oggi che opinione avrebbe della politica e della magistratura. A pensar male, stavolta, sono la Lega e Matteo Salvini, sotto attacco quando sono al governo del Paese. 

Le indagini di Genova sui fondi della Lega, il blocco dei conti e l'arrivo, a stretto giro di posta, dell'avviso di garanzia per l'accusa di sequestro di persona per la vicenda della nave Diciotti sembrano avvalorare la tesi di che vede l'attacco dei poteri forti a Salvini e al governo dei “populisti”. Cosa fare, quindi, soccombere e far cadere il governo o reagire e oltrepassare l'ostacolo? Come però? Come ovviare al sequestro dei conti correnti del Carroccio, voluto dalla magistratura, per recuperare 49 milioni di euro di rimborsi elettorali presumibilmente non dovuti dal 2008 e 2010? La soluzione, paventata in questi giorni di far nascere un nuovo soggetto politico (e giuridico), con un nuovo nome, per evitare il prelievo forzato di soldi potrebbe essere un’ipotesi, che è stata però smentita dallo stesso ministro dell’Interno Salvini, insieme all'altra ipotesi di fare fusioni con soggetti politici di centrodestra. 

Quindi?

Quindi si potrebbero pagare i 49 milioni di euro chiedendo l’aiuto degli italiani; dei sostenitori della Lega e dei supporter di Matteo Salvini che, mai come ora, gode di una popolarità straordinaria tra gli italiani. Una sottoscrizione popolare da lanciare in rete (con un appello al popolo come solo lui sa fare) e nelle piazze italiane con banchetti ed iniziative politiche per la raccolta fondi. Basterebbero pochi euro per cittadino per raggiungere la cifra chiesta dal tribunale di Genova e chiudere (almeno) questa partita con i giudici. Operazione fattibile, per uno come Matteo Salvini.

@AntonioCacace

lunedì 27 agosto 2018

"A Salvini e alla sua gente gli sputo in faccia". Così un rapper africano ringrazia gli italiani

Questo è il ringraziamento: «fascisti di merda, a Salvini e alla sua gente gli sputo in faccia». Il video di un "rapper" africano è diventato virale. 
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Ci mancava pure il rapper africano che ci insulta via web per aver "strappato dalla fame" lui e i suoi amichetti palestrati. E ovviamente, cotanto spettacolo, non poteva non diventare virale sui social network. 

Il rapper africano, ci auguriamo non clandestino, sembra si chiami Lamin Cesay e nel video si fa riprendere, insieme a due connazionali, mentre sbeffeggia il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il governo che lo ospita e gli italiani che lo mantegono. L’aspirante cantautore o presunto tale (secondo alcuni commenti anche fancazzista a tempo pieno), prima di deliziare i suoi fans con la sua “bella” voce, improvvisa uno sketch dove, fingendo di tornare in Africa con un pedalò, si lancia in un monologo provocatorio e di scarsa gratitudine verso il nostro Paese: «Oggi abbiamo affittato la barca e facciamo un piacere a Salvini, stiamo tornando a casa. - dice il rapper alla telecamera in un italiano stentato - Ciao Salvini, siamo i negri che non possiamo comprare i biglietti della nave». Dopo altre perle di saggezza che potrete ascoltare nel video a corredo dell'articolo, Ceesay chiede ai suoi amici in gita al mare: «Volete salutare Salvini?». All’invito rispondono: «Salvini col cazzo che stiamo tornando». Poi parte a cantare e se la prende, ovviamente, col capo del Viminale e con gli italiani a ritmo di rap: «Fascisti di merda, fascisti di merda…, Salvini e la sua gente vi sputo in faccia...». E viva la faccia, aggiungo io!

Purtroppo non è la prima volta che immigrati (spesso irregolari), dopo averli recuperati in mare, salvati dai loro gommoni alla deriva e averli sfamati, lavati, curati e mantenuti si lamentano del trattamento ricevuto e se la prendono con l’Italia. Il Paese che, stando a quello che raccontano (e ci raccontano i media), dovrebbe aver restituito loro un futuro (?) e la dignità (?), strappandoli dalla fame (?) e dalla miseria (?). Sempre se un giorno non scopriremo di esserci sbagliati. 

venerdì 24 agosto 2018

Nave Diciotti, il Comandane: «Nessuna epidemia a bordo, la situazione è sotto controllo».

Il comandante della nave Diciotti Massimo Kothmeir, intervistato da La Verità, smentisce l'emergenza sanitaria fatta trapelare in queste ore. Le condizioni dei 150 migranti che si trovano a bordo, ha detto, «sono più che soddisfacenti». L'ufficiale della Guardia Costiera non conferma i diversi racconti fatti in questi giorni dalla stampa nazionale sui casi di epidemie che metterebbero a rischio la vita degli africani e racconta un'altra verità: «Da un punto di vista della tutela sanitaria - ha spiegato il comandante - è vero che in tutti questi tipi di interventi si registrano casi di scabbia, ma a bordo i medici del Cisom somministrano specifici farmaci e pomate. La situazione è monitorata, quindi, e non desta al momento alcun tipo di preoccupazione».
Quanto ai migranti minorenni che erano a bordo, Kothmeir ha affermato: «Fortunatamente non c’erano bambini, come invece ho visto scritto sulle testate. I bambini che c’erano sono stati evacuati un quarto d’ora dopo averli imbarcati su questa nave nelle acque di Lampedusa e portati a terra».
«Peraltro in quel caso - ha aggiunto - erano tutti e tre minori accompagnati dai genitori. I minori che abbiamo invece sbarcato mercoledì in tarda serata, 25 ragazzi e 2 ragazze, sono stati immediatamente presi in carico dall’organizzazione di assistenza a terra».
L’ufficiale ha anche smentito le affermazioni di un’operatrice dell’Ong Terres des hommes, la quale aveva raccontato che i ragazzini scesi dalla nave erano «27 scheletrini»: «La maggior parte della popolazione ospite è di origini eritree, - ha detto Kothmeir - quindi si tratta di persone che sono più snelle rispetto ad altre etnie. Alcuni di questi hanno sicuramente sofferto al momento del viaggio, ma da quando sono saliti a bordo abbiamo erogato un protocollo nutrizionale approvato che prevede la somministrazione di tre o quattro pasti al giorno».

Intanto i due vice ministri, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno confermato la linea dura con l'Europa in tema migranti negando lo sbarco alle 150 persone ancora a bordo della nave Diciotti che, per protesta contro questa situazione, hanno indetto uno sciopero della fame. Il Ministro dell’interno tuttavia non arretra di un centimetro e da Pinzolo, in Trentino, dove si trova per la festa della Lega, ribadisce la sua posizione e quella del Viminale, «È finita un'epoca» dice «Noi la nostra parte l'abbiamo fatta con i giovani, gli europei dimostrino il loro grande cuore facendo arrivare un bell'aereo dalle loro capitali». E sempre all'Europa dice: «Basta con le tante parole e i pochi risultati. L'Unione europea si era impegnata a prendere 35mila immigrati: si sono fermati a 12mila. Se la serietà è questa, non ci si può stupire che noi abbiamo deciso la linea ferma. Con le Ong ci siamo riusciti, ora dobbiamo costringere l'Ue a farsi carico di ciò che le spetta».
Ascolta l'intervista di Adriano Scianca:

venerdì 17 agosto 2018

La dittatura delle minoranze: via il crocifisso dai Tg nazionali

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La giornalista del Tg1 Marina Nalesso è stata nuovamente oggetto di forte critiche sui social per aver indossato il crocifisso durante la conduzione del telegiornale di Rai Uno. Questo il tweet contro la giornalista che ha scatenato i social tra pro e contro: “L’ostentazione dell’occupazione della #Rai da parte di una fazione politica. Un affronto alla #laicità dello #Stato. Una grave mancanza di rispetto nei confronti de #cittadini. Se questi son cattolici autentici o carrieristi? #tg1 #Rai1 #Rai #ServizioPubblico #MarinaNalesso”.

Il mezzobusto del Tg1 aveva già subito le stesse critiche 2 anni fa per essere apparsa in trasmissione con una catena al collo raffigurante l'immagine di Gesù. Quindi di cosa stiamo parlando? Di un’intransigenza figlia di un radicalismo laico o di una sciocca polemica politica sul servizio pubblico televisivo, fatta da una minoranza in affanno che finge di non sapere che l’influenza della politica in Rai c’è sempre stata? Trovo in ogni caso allucinante che una brava giornalista possa essere criticata, in Italia, perché indossa pubblicamente un crocifisso. Un’ingerenza pericolosa che potrebbe minare i principi cardini della democrazia, come la libertà di espressione e di culto, oltreché indebolire la democrazia stessa. Questa mentalità - il politicamente corretto - rischia di portare il popolo italiano oltre, in un punto di non ritorno, perché tende a favorire la minoranza “più intollerante” a discapito di una maggioranza diventata troppo flessibile, che finisce per sottomettersi alle volontà di pochi facinorosi. La dittatura delle piccole minoranze appunto.

Il tema è molto serio e sconfina oltre il caso specifico; pensiamo solo ai crocifissi nelle scuole, al cibo nelle mense, al presepe natalizio, all’insegnamento della religione nelle classi, alla teoria Gender, ai Genitore 1 e Genitore 2 e a tutto ciò che appartiene alla nostra civiltà, alla cultura e alle nostre tradizioni. Con questa logica tafazziana alcuni intolleranti potrebbero controllare e anche distruggere la democrazia, per questo dobbiamo essere intolleranti con loro. Perché stiamo parlando di censori, altro che libertà!

@AntonioCacace

mercoledì 15 agosto 2018

Genova, serve fermezza e decisioni esemplari per i responsabili.

Gli italiani vogliono chiarezza. Basta tragedie senza colpevoli.


La foto che ho scelto per questo post, presa su internet ed utilizzata da diverse testate nazionali, rappresenta la sintesi del mio pensiero sul crack del ponte Morandi di Genova, che ha causato un carico di morti insostenibili per un paese civile ed industrializzato com'è l’Italia. in questa foto non ci vedo solo il destino, infausto o meno, di chi ce l’ha fatta e di chi no. Io ci vedo un mix letale di menefreghismo, incapacità e disonestà che sono i veri colpevoli di questa tragedia. 

Del resto, in un Paese dove i fondi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie per le opere pubbliche sono esigui, la corruzione negli appalti è in crescita ed i controlli sono inesistenti, tragedie come questa del viadotto di Genova diventano prevedibili e per certi versi annunciate. Questa strage, con i suoi 39 morti già accertati, ci consegna l’immagine simbolica di un’Italia figlia dell’incuria e vittima di una classe dirigente nazionale, politica ed economica, inadeguata e irresponsabile che preferisce cedere ai privati - e spesso sotto forma di monopolio - pezzi importanti dello Stato e segmenti strategici come la rete telefonica e le autostrade, piuttosto che gestirle con i propri organismi.

Quello che è successo ieri segna profondamente la coscienza del Paese, non soltanto per le vittime innocenti che ha prodotto ma perché era, appunto, evitabile e non si è evitata. Se si fosse fatta una corretta manutenzione, probabilmente quel ponte sarebbe ancora lì e non staremmo a parlare di vittime, di tragedie e di stragi nel giorno della festa dell’estate per eccellenza, il Ferragosto. 
Risultati immagini per ponte morandi genova
Se questi sospetti dovessero diventare realtà e si venisse a scoprire che il concessionario privato, che gestisce la rete autostradale italiana, ha mancato nelle sue responsabilità e nei suoi obblighi contrattuali sarebbe corretto,  opportuno e necessario revocare unilateralmente le concessioni e rimettere sotto il controllo dello Stato l’intera rete, com’è previsto, tra l’altro, dall’Art. 43 della Costituzione. Subito dopo, però, bisognerà accertare le colpe e soprattutto individuare i colpevoli - compreso chi doveva intervenire e non l’ha fatto -, assicurarli alla giustizia e accertarsi che paghino. 

Questa è la prima tragedia che si verifica sotto il nuovo governo Lega - Cinquestelle ed il ministro delle Infrastrutture Toninelli ed il Premier Conte - uno competente per le opere pubbliche e l’altro responsabile del governo - potranno dimostrare con i fatti di che pasta è fatto questo governo che chiamano "del cambiamento", se parliamo solo di uno slogan politico o se è un governo che cambia realmente le cose.  In fondo, mettere in sicurezza strade, ferrovie, tunnel, viadotti, scuole ed edifici pubblici equivale a realizzare la più grande opera pubblica della nazione. Non mi sembra poco.

@AntonioCacace

lunedì 2 luglio 2018

Parenti serpenti, tutti in fuga da Fratelli D'Italia

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Come stiamo registrando da settimane su Fascinazione.info, è in atto un vero e proprio esodo, in uscita, dal partito di Giorgia Meloni e Fabio Rampelli a Roma, in provincia e praticamente in tutto il Lazio dove gli ex aennini sono particolarmente radicati. Ma poi c’è Milano, Como, Bergamo, Brescia, Grosseto, Napoli, Salerno, Caserta, Agrigento e via dicendo. La lista è lunga e l’emorragia sembra essere inarrestabile perché le uscite di dirigenti e di consiglieri eletti si registrano, ormai, a cadenza regolare un pò in tutta la penisola. Per tornare nel Lazio, la notizia di oggi è l'uscita in blocco da Fratelli D’Italia di due (dei tre) consiglieri comunali di Roma Capitale e di ben 10 consiglieri municipali mentre, solo qualche giorno fa, 17 ex candidati delle scorse amministrative di Fiumicino hanno salutato “in malo modo” il partito.

Per il momento, per un patto (non scritto) di non belligeranza tra Meloni e Salvini, i fuoriusciti non potranno aderire subito alla Lega, destinazione naturale e ambita per gli esponenti di un partito ormai sfibrato e allo stremo ma dovranno far trascorrere un periodo di tempo non ben definito nel gruppo misto e in associazioni politico-culturali.

Chi da oggi è ufficialmente un “ex Patriota” e pronto ad approdare alla Lega è Fabrizio Santoro, già consigliere in Campidoglio e alla Regione Lazio e frontman di un gruppo politico numeroso che vanta migliaia di preferenze, che ha voluto così ufficializzare il suo addio al partito:  

«Amiche e Amici, oggi ho ufficializzato le mie dimissioni da Fratelli d’Italia. Le ragioni sono a molti note e già avevo avuto modo di condividerle con tutti voi nelle scorse settimane, una su tutte l’incomprensibile posizione ondivaga sul sostegno ai temi forti dell’attuale governo nazionale. Non mi dilungo su polemiche “partitiche” che rischiano di sterilizzare una concezione della sana Politica che penso di aver sempre interpretato al solo esclusivo intento di lavorare per gli interessi dei cittadini e dei nostri territori. I sani rapporti fiduciari, l’attenzione alla comunità che si rappresenta, la valorizzazione del Merito, le regole chiare, i contenuti dell’offerta politica e le scelte fatte in queste settimane (unite a quelli che sono gli auspici che ho avuto modo di sondare all'interno dei tanti cittadini che mi scrivono e chiamano), sono per me elementi imprescindibili per poter lavorare quotidianamente con entusiasmo, passione e concretezza. Insieme a tanti, consiglieri e no, abbiamo ritenuto che tali elementi fossero venuti meno da diversi mesi a questa parte. Il grande risultato elettorale che ci ha visto protagonisti con oltre 8500 preferenze mi impone di essere chiaro e trasparente con questo post».

@AntonioCacace


venerdì 1 giugno 2018

Giornali, tv e opinionisti a gettoni. Tutti contro il Governo Conte - Salvini - Di Maio

Le parole d'ordine che sono passate tra le fila dell'opposizione sono tre, categoriche e impegnative per tutti: Non devono governare!



Mentre siamo tutti in attesa di scoprire cosa produrrà questo governo in termini di risultati concreti su tasse, sicurezza, immigrazione e su tutti i punti cardine del contratto Lega-5 Stelle, il nuovo governo giallo-verde, targato Conte - Salvini - Di Maio, ha già raggiunto un primo risultato significativo e per certi versi inusuale per questo Paese: aver riunito tutti i giornali e le tv nazionali nel nome dell’anti governo militante.

Fino a prima dell’arrivo al potere dei “Barbari Populisti”, il posizionamento della stampa e dei media italiani era chiaro e ben definito da sempre: a sinistra c’era (comunque) buona parte del servizio pubblico televisivo, La7, e i giornali del calibro di Repubblica, il Corriere e il Fatto Quotidiano, a destra le tv e i giornali di Berlusconi con Mediaset in testa e quotidiani come Il Giornale e Libero. Lo schema quindi era semplice, a seconda di chi governava una parte dell'informazione osannava la maggioranza e l’altra la denigrava. 

Ora che l’alleanza di governo tra Salvini e Di Maio ha sparigliato le carte e messo tutti all’opposizione - quindi tutti i partiti (diciamo così) di centrodestra e centrosinistra che si alternavano alla guida del Paese - i giornali, gli opinionisti a gettone e i giornalisti televisivi di riferimento e politicamente schierati si ritrovano tutti insieme, appassionatamente, a combattere i “populisti” e cercare di abbatterli prima che riescano a realizzare quello che i governi dell’ultimo ventennio non sono riusciti a fare o non hanno voluto fare. Tutto con il preciso intento di mantenere lo status quo. Quindi giù botte da orbi ed attacchi a tutto spiano per cercare di dividere il Movimento 5 Stelle al suo interno (vedi ad esempio le contrapposizioni che si cercano di creare tra Fico e Di Maio e quindi tra le due fazioni movimentiste dei 5 Stelle che qualcuno identifica come destra e sinistra), per creare la competizione tra Di Maio e Salvini e la spaccatura tra la Lega e il Movimento.

Non sarà semplice per queste due forze politiche governare avendo tutti i mezzi di comunicazione contro perché il cammino è lungo e le insidie saranno tante. Dovranno stare molto attenti a schivare gli attacchi e i trabocchetti dei giornalisti e opinionisti fintamente indipendenti,  a non farsi travolgere dalle polemiche costruite ad arte, ad esempio da trasmissioni dove non esiste il contradditorio. Dovranno essere in grado di andare avanti per la propria strada avendo ben in mente che hanno un patto con gli italiani (il contratto) che questa volta non potrà essere disatteso. La sfida che questo cosiddetto “governo del cambiamento” ha lanciato è difficile e pericolosa perché è all’establishment e alla Casta, alle più importanti forze del panorama nazionale e estero capaci di controllare i mercati e far saltare un governo con l’ausilio di speculatori e faccendieri di qualsiasi genere. E poi c’è l’Unione Europea con i suoi vincoli posti del pareggio di bilancio che non permettono investimenti a deficit. Insomma, non sarà affatto facile per il Premier Conte e per i Vice Di Maio e Salvini governare avendo dalla propria parte solo lavoratori, disoccupati e piccole imprese e sapendo che l’unica via d’uscita per loro è terminare la legislatura e portare a termine il programma. Avranno il loro bel da fare. A noi non ci resta che attenderli all’arrivo, sperare di vederli e giudicare i loro risultati.

@AntonioCacace